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31 OTTOBRE 2000
nr. 55
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)
Contenuto:
1. "La Corte Europea dei Diritti dell'Uomo: che
cos'è, che cosa fa" di
Roberto Arnò
2. ICRC NEWS nr.35 del 15 Settembre 2000 al nr.40 del 20 Ottobre
2000 -
Traduzione di Luigi Micco
1
LA CORTE EUROPEA DEI DIRITTI DELL'UOMO: CHE COS'È E CHE COSA
FA.
Strasburgo si trova al centro dell'Europa: ciò che la rende
lontana da
tutto! Una volta raggiunta, però, chiunque può assistere
alle udienze della
Corte europea dei diritti dell'uomo; di solito il martedì
e il mercoledì.
Entrando nella grande sala circolare sul fondo si vedono i seggi
dei
giudici, in posizione rialzata e disposti a ferro di cavallo. Vicino
all'ingresso sono due gruppi di poltroncine ordinate in file di
una
dozzina; in tutto forse più di un centinaio, ognuna con le
cuffie per la
traduzione nelle due lingue ufficiali del Consiglio d'Europa: l'inglese
e
il francese. Nel mezzo i banchi per i ricorrenti e lo Stato. Il
soffitto è
bianco e alloggia un buon sistema di illuminazione. Il pavimento,
con
moquette blu, porta l'emblema con le dodici stelle disposte in un
cerchio
del diametro di alcuni metri. Ai lati, lungo le pareti, le cabine
per il
controllo audio e per gli interpreti. Di fianco a queste ultime
è una
porticina da cui vanno e vengono alcune persone.
La sala si riempie lentamente. Arriva l'avvocato del ricorrente;
il suo
assistito, però, non è sempre presente: talvolta le
sue condizioni non lo
consentono. Accanto si prepara la difesa: l'agente dello Stato ed
eventualmente il suo staff. Quando arriva l'ora d'inizio, suona
a lungo una
campanella, come a scuola. Entra un signore con la barba: "la
Cour!" dice
con tono perentorio parlando in un microfono. Dalla porticina cominciano
ad
entrare i giudici in ordine di anzianità - alla Corte, s'intende.
Portano
tutti una toga blu scuro. Possono essere sette o diciassette, a
seconda che
il caso sia discusso da una Camera o dalla Grande Camera. Il pubblico
e le
parti attendono in piedi ch'essi abbiano preso posto. Poi il Presidente,
con serenità e garbo, dà la parola al ricorrente,
per bocca del suo
rappresentante legale.
Tutto si svolge in un'atmosfera solenne e ovattata. Non potrebbe
essere
altrimenti. Siamo di fronte ad un organo la cui importanza è
cruciale: la
Corte è il perno del sistema di controllo istituito dalla
Convenzione
europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali, firmata a Roma il 4 novembre del 1950. (Quest'autunno,
a
Roma, se ne festeggerà solennemente il cinquantenario). I
41 Stati che ne
sono parte si impegnano ad osservare tutta una serie di diritti
e di
divieti nei confronti di qualunque individuo si trovi sottoposto
alla loro
giurisdizione: non soltanto gli oltre 800 milioni di cittadini di
quest'area che si estende dall'oceano Atlantico al Pacifico, ma
chiunque
altro si trovi a calcarne il suolo.
Nessuno Stato contraente può infliggere la morte in modo
arbitrario, né è
ammessa la pena di morte in quanto tale. Sono vietati la tortura,
i
trattamenti inumani o degradanti, la schiavitù ed il lavoro
forzato o
obbligatorio. Ogni persona ha diritto alla propria libertà
fisica ed alla
sicurezza. Tutti devono beneficiare delle garanzie fondamentali
di una
procedura regolare e di un processo equo. La vita privata e famigliare,
così come il domicilio e la corrispondenza non devono essere
violati. Deve
essere rispettata la libertà di pensiero, di coscienza e
di religione, come
anche la libertà di espressione, che da queste discende.
Chiunque ha
diritto alla libertà di riunione e di associazione, al rispetto
dei suoi
beni, all'istruzione. La scelta del corpo legislativo deve potersi
fare
attraverso delle elezioni libere. Ognuno deve poter circolare e
scegliere
la propria residenza liberamente. Nessuno può essere espulso
dal territorio
dello Stato di cui è cittadino, né essere privato
del diritto di entrarvi.
L'espulsione collettiva di stranieri è vietata ed esistono
delle garanzie
procedurali negli altri casi di espulsione. Il godimento di questi
diritti
e libertà (un bel catalogo davvero!) deve essere assicurato
senza alcuna
discriminazione fondata sul sesso, la razza, il colore, la lingua,
la
religione, la nascita nè su qualsiasi altra condizione.
Ogni individuo o gruppo di individui ritenga di essere vittima
di una o più
violazioni della Convenzione da parte di uno o più Stati
contraenti può
inoltrare un ricorso alla Corte. Tale ricorso può essere
presentato in
qualsiasi lingua e non occorre l'assistenza di un avvocato: cose,
queste,
che semplificano di molto l'accesso alla giustizia. Soltanto dopo
che il
ricorso sarà stato dichiarato ricevibile è richiesta
la rappresentanza di
un avvocato e diviene obbligatorio l'uso di una delle lingue ufficiali
(a
meno che la Corte non dia l'autorizzazione a continuare ad impiegare
la
lingua in cui è redatto il ricorso). Uniche due condizioni
di
ammissibilità, piuttosto importanti per la verità,
sono la fondatezza dello
stesso ed il previo esaurimento delle vie di ricorso interne. A
queste si
aggiunge una condizione formale: non devono essere trascorsi più
di sei
mesi - criterio questo che viene valutato con molta rigidità
- dal momento
in cui, sul piano nazionale, è stata adottata la decisione
definitiva.
Quanto alle prime due condizioni, l'una è intesa a evitare
che a Strasburgo
arrivino lamentele di ogni tipo - anche legittime, magari - che
non hanno
però nulla a che vedere con i diritti e le libertà
fondamentali enunciate
dalla Convenzione. La seconda costituisce invece un passaggio obbligato
ogni volta si ricorre a degli organi internazionali di controllo.
Esso, da
un lato, contribuisce a garantire allo Stato ogni possibile opportunità
di
rimediare esso stesso al torto che per qualsiasi motivo può
essere stato
cagionato dai propri organi o in virtù delle norme o della
prassi
esistenti. Dall'altro, così facendo, si vuole impedire di
portare al
collasso l'organo internazionale in questione - la Corte di Strasburgo,
in
questo caso - sommergendolo di vicende che ben potrebbero trovare
una
soluzione nelle aule dei tribunali interni. La Corte stessa lo ha
ribadito
a più riprese: essa non costituisce l'ennesimo grado di appello
delle
giurisdizioni nazionali, ma il luogo di fronte al quale gli Stati
rispondono del mancato rispetto degli obblighi assunti in materia
di
protezione dei diritti fondamentali degli individui.
Le condizioni di ammissibilità richiamano una considerazione
importante.
Essa riguarda la responsabilità che incombe sugli Stati,
in caso di
condanna, di fare ogni sforzo per assicurare piena applicazione
alla
sentenza. Da un lato, là dove ne sia stata riconosciuta la
responsabilità,
lo Stato deve adottare tutte le misure necessarie a rimediare alle
conseguenze della violazione di cui si è reso colpevole.
Ben spesso, però,
il torto non può essere raddrizzato che in parte. La Corte
può esigere
allora che sia versata alla persona lesa un'indennità di
tipo economico.
Con il che, talvolta, si rimane ben lontani dal restituire alle
vittime
quel che é stato loro tolto. Ciò detto, quanto più
interessa evidenziare
ora, è che lo Stato deve porre in essere tutto quanto è
necessario per
evitare che una tale violazione, con tutte le sue conseguenze, possa
nuovamente verificarsi. Ciò che richiede, il più delle
volte, di modificare
la legislazione o la prassi interna. E non é poco.
L'importanza di quest'obbligo è cruciale e costituisce la
vera ragion
d'essere del sistema europeo di protezione. Il controllo, infatti,
non
interviene che a violazione avvenuta (tolta qualche rara eccezione
in cui
la Corte può raccomandare l'adozione, da parte dello Stato,
di misure
temporanee volte ad evitare possibili conseguenze irrimediabili,
in attesa
ch'essa si sia pronunciata sul caso: un esempio di questa procedura
è la
richiesta di sospensione della sentenza di morte pronunciata nei
confronti
di Abdullah Öchalan). Ne consegue che l'importanza del sistema
non é tanto
di carattere dissuasivo, bensì preventivo, nella misura in
cui - in linea
di principio - consente di evitare il ripetersi di una stessa violazione.
Ora, se lo Stato omette di produrre gli adattamenti normativi necessari,
quella stessa violazione si ripeterà un numero indefinito
di volte,
portando l'intero sistema al collasso: un collasso relativo non
soltanto
alla missione che gli è propria, ma al funzionamento stesso
della Corte,
nella misura in cui si troverà subissata, con questo rischiando
la
paralisi, di ricorsi riguardanti sempre la stessa violazione. Ne
è un caso
arcinoto la lentezza della giustizia in Italia. I tempi dei processi
sono
biblici ciò che, in numerosi casi, corrisponde di fatto ad
un diniego di
giustizia. Casi di questo tipo a Strasburgo ne piovono in continuazione.
Una intera unità della Corte è impegnata in maniera
esclusiva alla loro
istruzione. I richiami da Parte del Presidente della Corte e del
Comitato
dei Ministri del Consiglio d'Europa sono sempre più frequenti
e decisi: si
comincia a delineare un quadro nel quale non mancherebbero gli elementi
tali da prefigurare la sospensione dell'Italia dall'organizzazione
internazionale più antica d'Europa, fondata nel 1949 con
l'obiettivo di
promuovere il rispetto dei diritti dell'uomo e del principio della
preminenza del diritto, quali garanzie di pace e di stabilità.
Ciò che
preoccupa, allora, non è tanto la perdita di prestigio internazionale,
quanto la consapevolezza dell'esistenza di un pericolo concreto
- ancorchè
silenzioso - per la nostra democrazia: quello di scivolare in una
situazione in cui lo Stato non sarebbe più in grado di rendere
giustizia là
dove un torto fosse stato commesso.
(Palazzo dei Diritti dell'Uomo)
GLI STATI MEMBRI DEL CONSIGLIO D'EUROPA
Albania
Andorra
Austria
Belgio
Bulgaria
Cipro
Croazia
Danimarca
Estonia
"Ex-Repubblica iugoslava di Macedonia"
Finlandia
Francia
Georgia
Germania
Grecia
Ungheria
Irlanda
Islanda
Italia
Lettonia
Liechtenstein
Lituania
Lussemburgo
Malta
Moldavia
Norvegia
Paesi Bassi
Polonia
Portogallo
Regno Unito
Repubblica Ceca
Romania
Russia
San Marino
Slovacchia
Slovenia
Spagna
Svezia
Svizzera
Turchia
Ucraina
¨ L'ITALIA DI FRONTE ALLA CORTE: TROPPI 12 ANNI PER UN PROCESSO
Il 15 febbraio, la Corte europea dei diritti dell'uomo ha comunicato
nove
sentenze di condanna per la durata eccessiva dei processi nel nostro
paese.
12 anni e mezzo la durata media di nove processi, i cui protagonisti
hanno
fatto ricorso alla Corte di Strasburgo: troppi, dice la Corte; e
condanna
l'Italia al pagamento di somme comprese tra i 5 ed i 45 milioni
di lire.
¨ UDIENZA ALLA CORTE: LA TURCHIA ALLA SBARRA
Il 29 febbraio, a Strasburgo, la Corte europea dei diritti dell'uomo
ha
tenuto un'udienza sulla presunta violazione, da parte della Turchia,
della
Convenzione europea dei diritti dell'uomo. Metin Dikme, sospettato
di aver
partecipato ad azioni terroristiche, accusa il governo turco di
atti di
tortura nei suoi confronti, di detenzione arbitraria e di non aver
usufruito dell'assistenza di un avvocato.
Per bocca del suo rappresentante legale, il ricorrente lamenta
di essere
stato a più riprese e per diverse ore picchiato, appeso per
le braccia e
collegato a degli elettrodi, atti che costituirebbero una flagrante
violazione dell'articolo 3 (Proibizione della tortura) della Convenzione
europea per la salvaguardia dei diritti dell'uomo e delle libertà
fondamentali. Non sarebbe, inoltre, stato tradotto di fronte ad
un giudice
se non dopo oltre due settimane dall'arresto. Durante la detenzione
preventiva ed il processo di fronte alla Corte nazionale di sicurezza
non
avrebbe usufruito dell'assistenza di un avvocato.
L'agente del governo turco replica sulla base dell'incoerenza e
frammentarietà delle accuse sollevate". Si aggiunga
che "non sono state
riscontrate le conseguenze fisiche provocate, invece, da tali trattamenti
in altri casi: l'incapacità funzionale degli arti, al punto
da non essere
in grado di firmare il ricorso che li denunciava"! In definitiva,
secondo
la difesa, "non è stato possibile stabilire alcun nesso
di causalità tra
gli atti di tortura che si pretende siano stati commessi ed i rapporti
medici" che hanno rilevato diverse cicatrici sul corpo del
ricorrente.
"Le accuse contenute in una lettera del ricorrente sono precise
- replica
il suo avvocato: vi si descrive per filo e per segno quali violenze
siano
state subite e la loro durata. Le tracce rilevate dai medici a che
altro
sarebbero dovute, altrimenti?". La mancanza di ulteriori dettagli,
invece,
è dovuta all'estrema difficoltà con cui l'avvocato
può (oggi soltanto)
comunicare con il suo assistito.
Lo Stato sottolinea la gravità dei crimini di cui il ricorrente
è accusato:
la partecipazione o l'implicazione in fatti di sangue, tra i quali
l'omicidio di un generale, di ufficiali di polizia e di due cittadini
britannici. Quanto alla presenza di un avvocato, essa - all'epoca
dei fatti
e per dei casi analoghi - non era prevista dalla legge: ciò
che era dovuto
alla complessità delle indagini ed al rischio di collusione
con i
terroristi. Su questo punto, ribatte il ricorrente, "la Convenzione
europea
può essere violata tanto da una legge quanto dalla sua applicazione".
¨ L'APPLICAZIONE DELLA CONVENZIONE AI CITTADINI DI STATI CHE
NON NE SONO
PARTE: FUGA DALLA GUERRA NELLO SRI LANKA
Strasburgo, 7 marzo 2000 - Fuggito dallo Sri Lanka, dove ha subito
una
lunga serie di maltrattamenti ed è stato ripetutamente torturato,
poi
rifugiatosi in Germania e nel Regno Unito, T.I. rischia ora di essere
rispedito al mittente. Temendo di subire nuovamente dei tali trattamenti,
è
ricorso alla Corte europea dei diritti dell'uomo invocando il dovere
degli
Stati membri di riconoscere ad ogni persona i diritti e le libertà
enunciati nella Convenzione per la salvaguardia dei diritti dell'uomo
e
delle libertà fondamentali: il suo ritorno in patria, infatti,
comporterebbe con ogni probabilità l'aggiunta di altri capitoli
ad una
vicenda già emblematica.
Vissuto a Jaffna fino al maggio del 1995, il ricorrente afferma
di essere
stato costretto per tre anni a lavorare per l'LTTE (l'esercito di
liberazione dell'Ealam Tamil, noto anche come "le Tigri Tamil"),
finendo
per essere imprigionato in un loro campo. Riuscì a fuggirne
ed a
raggiungere Colombo. Fu allora arrestato dall'esercito dello Sri
Lanka e
ripetutamente interrogato sui suoi legami con LTTE. Durante questo
periodo
subì le torture ed i maltrattamenti dei militari: in particolare,
le
percosse con un tubo di gomma riempito di cemento. Liberato, venne
per due
volte rapito dall'ENDLF, gruppo Tamil filo governativo, per essere
nuovamente interrogato (e picchiato) a proposito dei suoi legami
con le
"Tigri". In seguito all'esplosione di una petroliera non
lontano dal suo
domicilio, fu nuovamente arrestato e condotto al posto di polizia
per un
interrogatorio: fu preso a manganellate e seviziato con un ferro
incandescente. Poco dopo la sua liberazione lasciò lo Sri
Lanka.
Arrivò in Germania, dove fece domanda d'asilo, ma gli fu
negato. Si recò
allora nel Regno Unito, dove si trova attualmente detenuto a Campsfield
House. Anche questa volta la sua domanda è stata respinta.
Il Governo
inglese ha chiesto di riconoscere le proprie responsabilità
in materia di
diritto d'asilo alla Germania, la quale a questo punto ha comunicato
l'intenzione di accettare. Considerato ora uno Stato terzo sicuro,
è stato
ordinato il suo ritorno oltre la Manica. T.I. ne è tutt'altro
che convinto
e vede l'incubo riavvicinarsi: teme di correre il rischio concreto
ed
imminente di venire espulso dalla Germania verso lo Sri Lanka.
[LINK]
http://www.echr.coe.int - Sito della Corte europea dei diritti
dell'uomo
http://www.coe.int - Sito del Consiglio d'Europa
2
ICRC NEWS nr. 35 del 15 settembre 2000
** SHORT MENU.
KENYA: SCUOLA PRIMARIA COSTRUITA PER LA COMUNITÀ:
Il 31 agosto una squadra della Croce Rossa ha terminato la costruzione
di
una nuova scuola primaria presso la comunità West Pokot del
Kapsang'ar. La
scuola, con sei classi, situata ad un'altitudine di oltre 2.000
metri, è
stata costruita insieme agli uomini, donne e ragazzi del villaggio.
PERÙ: NUOVA DIMOSTRAZIONE PER I GIOVANI:
Quest'anno, la delegazione del CICR di Lima, ha prodotto una nuova
dimostrazione per gli studenti d'età compresa tra gli 11
e i 13 anni, delle
scuole secondarie, con l'aiuto del Croce Rossa Peruviane.
BRASILE: ISTRUTTORI DELLA POLIZIA IMPARANO IL DIRITTO:
Due anni fa il CICR ha lanciato un progetto in congiunzione col
Ministero
brasiliano della Giustizia, sull'osservanza delle regole basilari
dei
diritti dell'uomo e del diritto internazionale umanitario durante
il lavoro
quotidiano della "polizia militare" del Paese.
ICRC NEWS nr. 36 del 21 settembre 2000
** SHORT MENU.
REPUBBLICA DI GUINEA: MIGLIAIA FUGGONO:
Per le passate due settimane, diverse città delle Guinea
vicine al confine
con la Liberia e Sierra Leone, sono state attaccate da gruppi armati
dei
due Paesi.
SUDAN: RILASCIATI SETTE DETENUTI:
Il 17 settembre l'Esercito di Liberazione del Popolo Sudanese (SPLA)
hanno
consegnato nelle mani del CICR sette membri dell'esercito Sudanese
che
erano state tenuti prigionieri nella città di Kurmuk.
SIERRA LEONE: LA CROCE ROSSA ASSISTE I RIFUGIATI CHE TORNANO DA
CONAKRY:
Da venerdì scorso, con l'aiuto del CICR e della Federazione
Internazionale
delle Società di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa, personale
e volontari della
Mezzaluna Rossa della Sierra Leone hanno assistito il ritorno quotidiano
dei rifugiati in arrivo a Freetown con delle navi da Conakry.
AFGHANISTAN: OLTRE 3.500 SFOLLATI ALL'INTERNO RICEVONO AIUTO IN
CIBO:
Dal 17 settembre il personale del CICR di Mazar-io-Sharif, ha distribuito
aiuti in cibo ad oltre 3.500 sfollati all'interno che attualmente
vivono ad
Amrach, a circa 100 km a di Mazar-io-Sharif, in una zona controllata
dall'alleanza settentrionale e circondata dalle forza talebane.
REPUBBLICA FEDERALE IUGOSLAVA: IL CICR AUMENTA L'AZIONE VISTE LE
CRESCENTI
NECESSITÀ:
Il CICR è stato costretto ad incrementare le proprie attività
in Serbia, a
seguito aumento delle difficoltà economiche e del deterioramento
delle
infrastrutture di base, con particolare riferimento al sistema
d'approvvigionamento dell'acqua, caricando d'ulteriori difficoltà
i membri
più vulnerabili della società.
ICRC NEWS nr. 37 del 28 settembre 2000
** SHORT MENU.
LIBERIA: CICR E CROCE ROSSA DELLA LIBERIA AIUTANO GLI SFOLLATI
Dal 21 settembre il CICR e la Croce Rossa della Liberia hanno avviato
la
distribuzione di viveri per le persone sfollate, tra cui molte donne
e
bambini, nel nord-ovest del Paese.
CINA: COOPERARE PER PROMUOVERE IL DIRITTO
La delegazione del CICR di Bangkok ha tenuto il quarto seminario
regionale
per promotori del diritto internazionale umanitario dal 17 al 22
settembre.
TIMOR EST: OSPEDALE DI DILI: OLTRE 50.000 PAZIENTI CURATI NELLO
SCORSO ANNO
Dal 6 settembre 1999 i delegati del CICR sono stati forzatamente
espulsi da
Timor Est dai militari che si oppongono all'indipendenza della territorio.
L'ufficio del CICR è stato saccheggiato e raso al suolo.
ICRC NEWS nr. 38 del 6 ottobre 2000
** SHORT MENU....
AFGANISTAN: AIUTI AGLI SFOLLATI
Dagli scontri scoppiati tra le forze Talebane e l'Allenanza del
Nord
intorno a Talogan in agosto, il CICR ha provveduto a distribuire
aiuti (non
cibo), attraverso la Mezzaluna Rossa Afgana, la ACTED e Shelter
Now
International, per oltre 11.000 persone sfollate nelle aree di Faizabad
e
Taloqan.
ISOLE SOLOMON: OPERAZIONE DI ASSISTENZA AL VIA
La settimana scorsa, la delegazione del CICR di base a Honiara,
ha portato
aiuto a circa 300 persone sull'isola remota di Sikaiana, nella parte
più
inaccessibile delle Isole Salomon, dove hanno distribuito semi,
attrezzi
per l'agricoltura, attrezzi per la pesca, cibo e medicine.
REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO: SEMINARIO SU CHIRURGIA DI GUERRA
Il CICR e il Ministeri delle Difesa e della Sanita Congolesi, hanno
tenuto
a Kinshasa dal 27 al 30 settembre, un seminario sulla chirurgia
di guerra.
L'evento ha visto 65 medici di tutto il Paese (50 ufficiali militari
e 15
civili) condividere la propria esperienza e discutere su come migliorare
il
trattamento di incidenti di guerra.
COSTA D'AVORIO: LA CROCE ROSSA AIUTA GLI SFOLLATI
Da agosto, il CICR e la Croce Rossa della Costa D'Avorio, hanno
assistito
circa 1.200 vittime delle violenze etniche scoppiate nuovamente
nella
regione sud-ovest del Paese.
KENIA: LENTO RITORNO A CASA
I popoli di Pokot e Marakwet dai villaggi di Kolowa ed Tot (nord-ovest
di
Nairobi) ritornano lentamente alle loro case.
EMBLEMA AGGIUNTIVO:LA CONFERENZA PANAFRICANA INCORAGGIA INIZIATIVE
La V Conferenza Panafricana delle Società di Croce Rossa
e Mezzaluna Rossa,
tenutasi a Ouagadougou, in Burkina Faso, dal 21 al 25 settembre
2000, ha
dato la possibilità ai diversi presidenti delle Società
Nazionali africane
l'opportunità di esprimere il loro punto di vista sulla richiesta
di un
emblema aggiuntivo.
ICRC NEWS nr. 39 del 12 ottobre 2000
** SHORT MENU....
ISRAELE/TERRITORI OCCUPATI/TERRITORI AUTONOMI: CROCE ROSSA/MEZZALUNA
ROSSA
RISPONDE ALLA CRISI
In vista della situazione dominante nella regione dopo giorni di
intensa
violenza, 20 delegati del CICR sono stati impiegati nella striscia
di Gaza,
la West Bank e a Gerusalemme Est.
ISOLE SOLOMON: OPERAZIONI DI AIUTO SOSPESE DOPO L'ATTACCO AL TEAM
DELLA
CROCE ROSSA
Il CICR ha deciso di sospendere le attività di aiuto nelle
Isole Solomon a
seguito dell'attacco subito da una squadra del CICR sull'isola di
Marapa,
nella regione di Marau Sound, sulla costa di Guadalcanal, il 6 ottobre,
durante il quale un delegato è stato gravemente ferito.
IRAK: CENTRO PER LA RIABILITAZIONE PRIMARIA
Il CICR ha appena completato la risistemazione di un centro di
riabilitazione di salute primaria nella città di al-Huwaider
(nel distretto
di Diyala), 100 Km a nord di Baghdad.
ANGOLA: GRAZIE AI MESSAGGI DI CROCE ROSSA, DUE SORELLE SI RITROVANO
DOPO 25
ANNI
Possono essere "messaggi di speranza", ma per quelli che
aspettano con
ansia di riceverne uno, l'attesa può essere tormentosa. Cercare
un parente
scomparso è una delle prove più crudeli della guerra.
BULGARIA: INIZIATIVA DELL'EUROPA ORIENTALE SULLE PICCOLE ARMI
Dal 1° al 3 ottobre, a Sofia, la Croce Rossa Bulgara, insieme
alla Croce
Rossa Norvegese e Norwegian Initiative on Small Arms Transfers (NISAT),
hanno tenuto un seminario regionale sulle piccole armi per le Società
Nazionali di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa dell'Europa sud-orientale.
ICRC NEWS nr. 40 del 20 ottobre 2000
** SHORT MENU....
NIGERIA: LA CROCE ROSSA AIUTA LE VITTIME DEGLI SCONTRI
La Mezzaluna Rossa Nigeriana ed il CICR hanno aiutato le vittime
degli
scontri di Ajegunle, nel distretto di Lagos, iniziati il 15 ottobre.
Una
prima stima conta oltre 100 morti e diverse centinaia di feriti
gravi, tra
i residenti dell' area di Hausa ed i membri del "Odua People's
Congress" di
Yoruba
ALGERIA: TERZA SERIE DI VISITE DEL CICR AI DETENUTI
Il CICR ha compiuto la terza serie di visita tra il 24 settembre
ed il 15
ottobre, in base ad un accordo stipulato nel 1999 tra il governo
algerino e
il CICR per far visita ai detenuti nelle prigioni gestite dal Ministero
della Giustizia.
ETIOPIA/ERITREA: ETIOPI RIMPATRIATI SOTTO GLI AUSPICI DEL CICR
Circa 880 persone di nazionalità etiopica o di origine etiopica,
da sabato
14 ottobre stanno attraversando il confine tra l'Eritrea e l'Etiopia
sotto
gli auspici del CICR.
GINEVRA: PROTEGGERE I BENI CULTURALI
Una riunione sul modo di proteggere i beni culturali durante la
guerra, si
è tenuta a Ginevra tra il 5 e il 6 ottobre. Vi hanno partecipato
oltre 40
esperti internazionali, avvocati del CICR e ed un rappresentante
del CICR
nelle forze armate.
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