|
21 DICEMBRE 1999
nr. 45
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)
Contenuto:
1- Auguri
2- ICRC NEWS nr. 48 del
2.12.99 traduzione di Luigi Micco
3- ICRC NEWS nr.49 del
10.12.99 traduzione di Luigi Micco
4-"Diritto Internazionale
Umanitario, persino in guerra ci sono dei limiti"
Conferenza del Presidente CICR Cornelio Sommaruga
Sanremo, Istituto Internazionale di Diritto Umanitario, 22.11.99
------------- 1 -------------
La redazione mi ha dato il compito di fare gli auguri, ho a lungo
cercato
parole diverse, le ho trovate nella semplice poesia che quest'anno
mio
figlio Manuel reciterà per Natale. Poesia che divido con
Voi.
POESIA DI NATALE
Nell'aria è sospesa
una trepida attesa.
Si è accesa una luce.
Un desiderio di pace
brilla nel cuore
di chi aspetta con grande amore.
C'è festa intorno a noi!
Ma c'è anche chi
soffre e chi muore,
e chi è solo nel dolore:
non si può esser felici
se si è senza amici!
Perciò vogliamo
esser buoni
non solo per ricevere i doni,
ma perché così dimostriamo
a tutti quanto li amiamo.
E Gesù, tu che
lo puoi
Fa che pace, gioia e serenità
Rimangano sempre fra noi.
Buon natale dalla redazione
di Caffè
.
Valter Riva
------------- 2 -------------
ICRC NEWS 48 del 2.12.99
ALGERIA: IL CICR COMPLETA
LA PRIMA SERIE DI VISITE AI DETENUTI
A seguito di un accordo con il governo algerino, il CICR ha portato
a
termine un primo giro di visite, tra il 10 e il 15 novembre 1999,
a tutti i
detenuti sotto la responsabilità delle Corti di Giustizia
di Algeri, Annaba
ed Oran.
NIGERIA: IL CICR E LA
CROCE ROSSA NIGERIANA AIUTANO LE VITTIME DEGLI SCONTRI
Tra il 10 e il 25 novembre, violenti scontri sono scoppiati tra
le comunità
Yoruba e Hausa nell'area densamente popolata di Ketu, nella regione
di
Lagos, per il controllo dei mercati e la riscossione delle imposte.
SRI LANKA: RILASCIATI
SOTTO GLI AUSPICI DEL CICR I SOLDATI CATTURATI
Il 27 novembre il "Liberation Tigers of Tamil Eelam" (LTTE)
ha rilasciato
sette soldati dell'esercito dello Sri Lanka sotto gli auspici del
CICR. I
soldati sono stati affidati alle autorità militari dello
Sri Lanka il
giorno stesso dai delegati del CICR.
FILIPPINE/MINDANAO: OLTRE
3000 FAMIGLIE SFOLLATE RICEVONO AIUTI DALLA CROCE
ROSSA
Tra il 17 e il 24 novembre il CICR, in collaborazione con la Società
Nazionale Filippina di Croce Rossa (PNRC), ha fornito l'assistenza
di
emergenza per oltre 3150 famiglie sfollate a causa degli scontri
tra le
forze armate Filippine e il Moro Islamic Liberation Front (MILF),
sull'isola di Mindanao.
TIMOR EST: RIPARO DALLA
PIOGGIA:
L'alloggio temporaneo di Maria, di due stanze, è lungo 6
metri, largo 4 ed
alto 2, ed è fatto di assi di legno coperte da teli di plastica.
È stato
costruito in sei ore, da tre membri del CICR come unità dimostrativa
per
gli altri campi di accoglienza che hanno ricevuto gli stessi materiali
di
base: 500 chiodi, tre martelli, una sega, un coltello, un metro
e le
istruzioni per completarlo secondo i piani.
------------- 3 -------------
ICRC NEWS n. 49 del 10.12.99
FEDERAZIONE RUSSA/ CAUCASO
DEL NORD: IL CICR FA UN PASSO AVANTI NELL'AIUTO
MEDICO A INGUSHETIA:
Sempre più gente sfugge dai combattimenti in Cecenia e gli
ospedali di
Ingushetia hanno alcune difficoltà legate all'aumento del
numero di
pazienti, la maggior parte dei quali nei reparti di maternità
e pediatria.
SRI LANKA: ASSISTENZA
PER 30000 SFOLLATI:
Durante il mese di novembre il CICR ha assistito 30000 civili dello
Sri
Lanka sfollati nella regione settentrionale dell'isola a seguito
delle
offensive lanciate il primo novembre dal "Liberation Tigers
of Tamil Eelam".
SRI LANKA: LAND ROUTE
TO VANNI REOPENS:
Il 9 dicembre, un convoglio sotto la protezione del CICR, ha attraversato
un nuovo check-point aperto a Vanni. Il convoglio trasportava 42
pazienti
dimessi feriti nel bombardamento della chiesa di Madhu, un impiegato
del
Dipartimento dell'Istruzione, lo staff del CICR, quattro autocarri
carichi
di medicine, questionari per studenti, teli di plastica dell'UNHCR
e 300
sacchi di posta.
AFGHANISTAN: IL CICR
APRE UN CENTRO ORTOPEDICO A GULBAHAR:
Il CICR ha aperto un centro ortopedico a Gulbahar, a 80 chilometri
a nord
di Kabul, per il trattamento delle vittime delle mine antiuomo e
i feriti
dei conflitti nelle provincie nord-est dell'Afghanistan.
SIRIA: L'ARTE AL SERVIZIO
DELL'UMANITA':
Una mostra d'arte si è tenuta dal 17 ottobre al 4 novembre
presso la
delegazione CICR di Damasco, che ha anche organizzato una serie
di eventi
per rimarcare il 50° anniversario delle Convenzioni di Ginevra.
GAMBIA: IMPLEMENTAZIONE
DEL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO:
Dal 30 novembre al primo dicembre, in cooperazione con la Società
di
Mezzaluna Rossa del Gambia ed il Dipartimento di Stato per la Giustizia,
il
CICR ha tenuto un seminario - il primo di questo genere in Gambia
-
sull'implementazione del diritto umanitario.
------------- 4 -------------
"Diritto internazionale
umanitario:
Persino in guerra ci
sono dei limiti"
Conferenza del Dott.
Cornelio Sommaruga,
Presidente del Comitato
internazionale della Croce Rossa
Sanremo, 22 novembre
1999
Amici italiani, negli ultimi mesi al di là delle vostre sponde,
avete visto
scatenarsi la guerra con tutti i suoi orrori, che avevamo creduto
finita
per sempre. Degli aerei militari carichi di bombe sono decollati
dai vostri
campi d'aviazione diretti su bersagli situati non lontano dalle
vostre
coste e dalle vostre città. Per settimane interminabili gli
Stati della
NATO hanno fatto uso della forza in aree a voi sì vicine,
per mettere fine
ai massacri e ad una politica d'esclusione così selvaggia
da far pensare al
genocidio. Siete stati dunque testimoni della guerra ed avrete certamente
pregato, come hanno fatto centinaia di uomini, donne e bambini a
qualche
miglio da voi, affinché questo scatenarsi di forza, di violenza
militare si
limitasse allo stretto necessario. Avrete senz'altro pregato, come
ho fatto
anch'io, che il temporale non diventi uragano.
I drammatici eventi della
primavera 1999 hanno dunque sottolineato la
necessità di disciplinare l'uso della forza militare ed hanno
messo in
risalto l'attualità delle commemorazioni del 12 agosto, quando
il Comitato
internazionale della Croce Rossa, la Croce Rossa italiana e l'intera
comunità internazionale hanno ricordato il 50° anniversario
delle
Convenzioni di Ginevra. Queste Convenzioni -un trattato davvero
universale
che conta oggi 188 Stati firmatari, tra i quali sin dall'inizio,
l'Italia-
sono state concepite all'indomani di un cataclisma umano senza precedenti
proprio per limitare al massimo l'uso della forza in quella esplosione
di
violenza chiamata comunemente guerra.
Per i delegati che assistevano
alla Conferenza diplomatica conclusasi il 12
agosto 1949, le tre Convenzioni di Ginevra "riscritte",
-vi era stato,
infatti, aggiunto l'articolo 3 comune, che da solo proibisce la
maggior
parte degli atti di violenza commessi in un conflitto anche non
internazionale- vale a dire la Convenzione del 1864 (relativa ai
feriti
sui campi di battaglia), quella del 1906 (sulla guerra in mare),
quella del
1929 (sui prigionieri di guerra) e la nuova quarta Convenzione (sulle
popolazioni civili) dovevano costituire la barriera invalicabile
tra
l'umanità e la sua negazione. Il principio che è stato
applicato nel 1949
era lo stesso che si era affermato, nella Seconda Guerra d'Indipendenza
d'Italia sul campo di battaglia di Solferino nel 1859, vale a dire
che
coloro i quali non sono in grado di combattere non devono essere
molestati
da quelli che invece lo sono ancora. Le idee di Henry Dunant, e
dei primi
pensatori di quella che sarebbe diventata la Croce Rossa, riflettevano
la
realtà del loro tempo, vale a dire di un'epoca in cui si
seguiva uno schema
di guerra comunemente definita clausewitziana: cent'anni fa, almeno
in
Europa, la guerra si svolgeva su un campo di battaglia ben delimitato
nello
spazio e nel tempo, sul quale si muovevano migliaia di uomini, ognuno
impegnato a sconfiggere il nemico secondo dei parametri di vittoria
o
sconfitta ben precisi. Successivamente si è dovuto colmare
un vuoto
giuridico, in particolare per meglio definire gli attributi della
persona
vulnerabile, quando le nuove tecnologie e l'affermarsi di politiche
inumane
hanno fornito alla forza militare un potere di distruzione fin allora
ineguagliato.
Nel 1949, come oggi,
tra le persone vulnerabili, che bisogna assolutamente
proteggere dagli orrori della guerra, vi sono prima di tutto i civili,
ovverosia quelle persone che, secondo l'articolo 15 della IVa Convenzione,
"non partecipano alle ostilità e non effettuano nessun
lavoro di carattere
militare...". È per questo che dal 1949 il CICR si adopera
affinché questa
distinzione fondamentale diventi parte integrante delle norme di
condotta
del combattente. Abbiamo dovuto rassicurare alcuni Stati, precisando
che il
diritto umanitario non interferiva con le loro scelte politiche
né
rimetteva in discussione i vantaggi ed i diritti della sovranità
nazionale,
soprattutto quando si trattava di conflitti interni come quelli
che
continuano a divampare nelle zone più remote del pianeta
per venire a
seminare il dolore fino alle porte dell'Europa. E, nonostante l'adesione
certo significativa di 147 paesi al secondo Protocollo aggiuntivo
delle
Convenzioni di Ginevra (è soprattutto di questo testo che
si tratta), gran
parte del lavoro della nostra istituzione consiste, ogni giorno,
nel
ricordare -o insegnare- ai vari combattenti di questo fine secolo,
quali
sono i loro doveri nei confronti di quelli che non fanno la guerra.
Ed in
questo contesto l'articolo 3 comune alle quattro Convenzioni, già
ricordatato, è d'importanza capitale.
Da cinquant'anni le Convenzioni
hanno permesso di contenere molta
sofferenza, ma non hanno potuto evitare milioni di persone di diventare
vittime delle guerre che hanno devastato il nostro pianeta.
Siamo forse noi, organizzazioni
umanitarie, che siamo falliti nella nostra
impresa? Spesso ci chiedono: "Non potreste darci qualche esempio
positivo,
dirci quando le Convenzioni di Ginevra hanno funzionato?" Non
è possibile
rispondere con precisione a questa domanda pur tanto importante.
È chiaro
che i media possono fare servizi e riferire sui massacri e le Srebrenica
perpetrati intorno a noi. Non solo essi possono, ma devono farlo.
Ma come
si può fare servizi e riferire su un massacro non avvenuto
sull'orrore non
commesso. Ciò è impossibile; possiamo soltanto sperare
che lo spirito
umanitario e di responsabilità verso l'essere umano, lo spirito
che ha
trovato la sua espressione nel diritto e che è riconosciuto
in tutto il
mondo con il titolo di Convenzioni di Ginevra, abbia, in varie occasioni,
fermato la mano che reggeva l'arma. È vero, è difficile
essere l'avvocato
di un diritto che diventa apparente soltanto quando viene schernito.
Ma
evidentemente il diritto di Ginevra, che contiene il mandato del
CICR, è un
punto di riferimento importante ed una base per giustificare l'intervento
costante della mia istituzione per esigere il rispetto dei principi
umanitari fondamentali.
Esiste, comunque, un
altro criterio per valutare l'importanza delle
Convenzioni di Ginevra per le società del nostro tempo: è
la pertinenza
loro riconosciuta dalle nazioni odierne. A questo proposito, ho
personalmente salutato a Roma nel 1998, la creazione di una Corte
Penale
Internazionale. Mi sono particolarmente compiaciuto della creazione
di
questa Corte, in quanto essa poggia sulle Convenzioni di Ginevra
ed è
l'espressione di una volontà quasi universale di porre fine
all'impunità di
cui sembravano godere coloro che commettevano atti riprensibili.
A me pare
che quanto è stato fatto a Roma e quanto si sta completando
a New York sia
estremamente importante perché sottolinea la volontà
degli Stati, essi
stessi spinti dall'impegno dell'opinione pubblica dei rispettivi
paesi, di
preservare, nei limiti del possibile, il secolo futuro dall'orrore
che ha
insanguinato il secolo che volge alla fine. È facile capire
come dietro la
Corte Penale Internazionale e la giurisprudenza nazionale ci sia
il diritto
e noi dobbiamo far sì che questo diritto sia il più
umanitario, il più
umano possibile. A questo proposito, le Convenzioni di Ginevra
rappresentano una pietra miliare nell'evoluzione della società
umana.
Dobbiamo ricordarcene e fare in modo che lo spirito umanitario che
fu
all'origine di quest'opera continui a guidarci nei secoli a venire.
Sono
valori etici che hanno ispirato il legislatore internazionale; valori
etici
che emanano da tutte le civiltà e religioni.
È proprio quanto
abbiamo voluto esprimere il 26 giugno scorso con la
fiaccolata da Solferino a Castiglione -lo stesso percorso fatto
da Henry
Dunant con i feriti della battaglia 140 anni fa- quando 3.000 aderenti
alla Croce Rossa italiana e stranieri hanno ricordato i principi
di
umanità, indipendenza, neutralità ed imparzialità,
nati proprio a
Castiglione delle Stivere, proclamando "Anche la guerra ha
i suoi limiti".
Ed è quanto è
stato fatto a Ginevra il 12 agosto quando un gruppo di 14
personalità le più diverse, con in testa il Segretario
generale dell'ONU,
si sono riunite per firmare un appello solenne che chiede al mondo:
- di rifiutare l'idea
che la guerra è inevitabile e di lavorare senza
esitazione a sradicarne le cause;
- di chiedere a tutti coloro che sono implicati in conflitti armati
ed a
tutti coloro che sono in posizione di influenzare il corso di questi
conflitti di fare in modo che i principi umanitari essenziali e
le
regole del diritto internazionale umanitario vengano rispettati;
- di risparmiare ai civili l'agonia della guerra;
- di incoraggiare relazioni tra i singoli cittadini, tra i popoli
e le
nazioni sulla base dei principi che hanno ispirato le Convenzioni
di
Ginevra e cioè il rispetto della dignità umana in
ogni evenienza,
compassione per quelli che soffrono e solidarietà.
L'anniversario del 50mo
delle Convenzioni di Ginevra ha anche dato lo
spunto all'Istituto internazionale di diritto umanitario di Sanremo,
di
approfondire in una tavola rotonda, con la partecipazione di giuristi,
militari e diplomatici eminenti, il rispetto di questo diritto.
L'Istituto
mantiene del resto un attività ad alto livello nel campo
dell'insegnamento
del diritto umanitario con i corsi per ufficiali sul diritto dei
conflitti
armati. È un compito estremamente importante che irradia
il ruolo di
Sanremo nell' "umanitario" in tutto il mondo e che il
CICR intende
sostenere anche in avvenire.
* * * * *
Detto questo lasciatemi
parlarvi un momento del Comitato internazionale
della Croce Rossa. Le sue 60delegazioni dimostrano che il CICR cerca
di
essere presente là dove i conflitti si manifestano in tutta
la loro
violenza devastatrice
per opporle i valori umanitari. E' dunque sulla
violenza che bisogna riflettere, perché soltanto se riusciamo
a capire la
sua natura più profonda, potremo contrastarla e trovare così
un filo
conduttore per le nostre azioni. Ed il diritto troppo spesso non
riesce a
contenerla.
E' proprio della violenza
di cercare di schiacciare tutti quelli che le si
oppongono. Essa si serve di mezzi esterni quali, per esempio, la
forza
delle armi e la prigione o può anche servirsi della stessa
vittima, come
nel caso della tortura, che degrada il corpo della vittima fino
a farne,
contro la volontà di quest'ultima, l'alleato del seviziatore.
Così facendo,
la violenza non tollera regole. Il suo unico scopo è schiacciare
quello che
essa percepisce come un oppositore per impedire che l'aggressore
possa
essere schiacciato a sua volta. E per questo tutti i mezzi sono
buoni.
A questo totalitarismo
della violenza, che trasforma la vittima in oggetto,
il CICR oppone il gesto umanitario, il solo che possa restituire
alla
vittima la sua individualità, la sua personalità e
la sua dignità umana,
che possa ridarle speranza o, nel peggiore dei casi, salvaguardarne
la
memoria.
Concentrandosi così
sulla vittima e sui suoi bisogni più immediati,
l'azione del CICR è diretta. La vittima della violenza e
del conflitto è e
deve rimanere sempre il punto focale di qualsiasi azione, e l'obiettivo
principale deve essere quello di confortarla nella sua sofferenza
fisica e
morale. Per quanto semplice possa sembrare, quest'obiettivo impone
a volte
delle scelte che comportano serie conseguenze, quando è la
sorte di diversi
gruppi di vittime che è in gioco. In tali momenti è
possibile, se non
addirittura inevitabile, che si commettano degli errori. In questo
contesto; il CICR si è rammaricato e si rammarica ancora
per le omissioni,
forse gli sbagli, commessi durante la IIaGuerra Mondiale, in particolare
in
relazione all'olocausto. Debolezza ed errori forse, ma complicità
mai.
Il gesto umanitario deve
essere prima di tutto spontaneo. Il CICR è
chiamato ad essere vigilante dinanzi alla sofferenza delle vittime
e di
soccorrerle non appena possibile. Non saranno tollerate né
attese, né
tergiversazioni. Le vittime non possono aspettare.
La spontaneità
va di pari passo con l'indipendenza del gesto umanitario. Un
atto che dipenda da qualcos'altro non può essere spontaneo.
Il CICR deve
essere nei fatti e soprattutto deve essere percepito da tutte le
parti in
conflitto come un'istituzione completamente indipendente da qualsiasi
Stato
o gruppo politico. La firma dell'accordo di sede con la Confederazione
Svizzera del 1993 ha consacrato questo bisogno profondo d'indipendenza
del
CICR anche nei confronti delle autorità del Paese di cui
portiamo la
nazionalità e che è stato la nostra culla.
Il CICR si propone, inoltre,
di agire in modo imparziale. L'atto umanitario
è destinato a tutte le vittime di un conflitto armato, senza
distinzioni.
Al di là delle divisioni che la ragione o la società
hanno stabilito per i
propri scopi, quali quelle basate sulla razza, sul sesso, sulla
religione e
sulla nazionalità, noi esseri umani "siamo tutti fratelli".
Il dolore delle
vittime ci proibisce di piegarci a categorie artificiali. Soltanto
il
criterio dell'urgenza ci guiderà nella scelta dei nostri
interventi.
Affinché questo
gesto umanitario sia possibile, affinché esso sia efficace
nel contesto del conflitto, esso deve essere rigorosamente neutro,
per
quanto difficile ciò possa essere dinanzi agli eccessi della
violenza.
La neutralità
è uno dei principi fondamentali della Croce Rossa e per il
Comitato internazionale è un dovere assoluto. La stretta
osservanza del
principio di neutralità da parte del CICR ha lo scopo di
mantenere un
rapporto di fiducia con tutte le parti ad un conflitto, in modo
di poter
andare dappertutto, in particolare nelle prigioni di tutti i governi
e -in
situazioni di guerra civile- anche in quelle degli insorti.
E' indubbio che all'origine
vi sia stata una relazione particolare tra la
neutralità svizzera e quella del CICR. Se il messaggio della
Croce Rossa à
stato ben accolto nel secolo scorso e le Convenzioni di Ginevra
rapidamente
firmate dalle più grandi potenze dell'epoca, è perché
veniva da Ginevra e
Ginevra era in paese neutro. La mononazionalità del CICR
si spiega anche,
parzialmente, dalla storia. Ma attenzione di non spingere eccessivamente
questo rapporto delle due neutralità.
Esse hanno un senso ben
diverso. La Svizzera ha scelto e praticato la
neutralità per proprio interesse, quale mezzo per mantenere
la propria
indipendenza e la sua unità. Il CICR invece non ha interessi
propri da
difendere, la sua esistenza non é una finalità del
Comitato, il CICR è
neutro nell'interesse delle vittime. Ed è anche nell'interesse
delle
vittime che l'istituzione difende la sua indipendenza!
La neutralità
del CICR -insisto su questo principio fondamentale- non è
solo materiale per offrire la protezione e l'assistenza a tutte
le vittime,
per poterle ovunque raggiungere; è anche un principio morale:
gli Statuti
dicono chiaramente che il CICR "si astiene dal partecipare
a controversie
di carattere politico, razziale, ideologico e religioso". Il
CICR non porta
giudizio sui comportamenti che osserva e -salvo in casi eccezionalmente
gravi ed a condizioni ben precise-, non ricorre alla denuncia pubblica.
Il nostro emblema comune,
la croce rossa che è entrata nel diritto
internazionale nel 1864 come simbolo protettore, è da più
di un secolo
oggetto di controversie perché considerato un emblema del
cristianesimo.
Eppure -e qui gli sforzi di divulgazione non devono mai affievolirsi-
alla
Conferenza di Ginevra del 1864 furono dei diplomatici stranieri
a suggerire
di invertire i colori della bandiera svizzera, insistendo che la
neutralizzazione del ferito poteva anche essere garantita dalla
croce
segnata col proprio sangue su un drappo bianco. Dobbiamo difendere
e far
rispettare con tutti i mezzi l'emblema della Croce Rossa, come pure
quello
della Mezzaluna Rossa. Ogni banalizzione è pericolosa!
Lasciatemi menzionare
una sfida che ci confronta con sempre maggiore
intensità.
Si tratta del fatto che
certi Stati considerano la vendita di armi come un
modo di creare posti di lavoro, o di finanziare lo sviluppo dei
loro
armamenti. E' molto difficile per il CICR piegare la volontà
di uno Stato
che ha una visione puramente commerciale del traffico d'armi. Mi
sembra
però legittimo chiedersi: dove sono finiti i valori etici
spesso invocati
come fondamenti della nostra civiltà?
Il problema oggi preoccupante
è quello dell'enorme disponibilità di armi
leggere sul campo, in mano ad ogni genere di persone, specialmente
ad
individui che non fanno parte di formazioni militari regolari. Sono
queste
armi (mitra di ogni genere) che uccidono oggi. Le violazioni delle
regole
del diritto umanitario sono innumerevoli. E' per questo che il CICR
si è
proposto di sensibilizzare i governi del mondo intero sul problema
dal
trasferimento di queste armi leggere e sulle loro conseguenze. Il
nostro
studio sulla disponibilità di armi e le conseguenze sulla
popolazione
civile, pubblicato all'inizio di luglio, tende appunto, sulla base
di dati
empirici, a sensibilizzare gli Stati. Ma vogliamo operare sulla
base
dell'articolo1 comune alle quattro Convenzioni di Ginevra, che invita
gli
Stati, non solo a rispettare, ma anche a far rispettare le disposizioni
del
diritto umanitario. Si tratta certo di un problema delicato che
non tocca
solo il trasferimento legale di armi, ma che deve anche portare
ad una più
seria riflessione sul traffico illecito di queste armi.
I tempi cambiano ed i
bisogni si spostano: dando prova di coraggio ed
immaginazione, la Croce Rossa deve adeguare continuamente la sua
azione
alle esigenze del momento. In un mondo in cui l'azione politica
mirante a
prevenire o a risolvere le crisi è di gran lunga insufficiente
ed in cui
l'intervento militare non contribuisce ad aumentare la tolleranza,
il ruolo
del Movimento della Croce Rossa diventa indispensabile. Certamente
indispensabile negl'interventi d'urgenza e nella ricostruzione,
ma anche
nell'azione di prevenzione: lottando attivamente contro ogni forma
di odio
e di fanatismo, contro il razzismo e l'esclusione. Ma possiamo fare
di più,
tanto a livello internazionale che nazionale per promuovere questo
valore
della tolleranza, il solo che possa risparmiare domani all'umanità
delle
disgrazie ancora più grandi. Perché la tolleranza
-che è testimonianza di
coraggio- implica l'adesione a delle norme di civiltà e di
cultura, ad
un'arte di vivere, ad una convivialità vissuta quotidianamente,
con dei
principi riconosciuti ed accettati, basati sull'ascolto e sul dialogo.
Vi ho parlato di alcune
sfide umanitarie a cui siamo confrontati: per la
Croce Rossa la situazione odierna richiede compassione, azione e
riflessione, ma soprattutto responsabilità. All'epoca della
globalizzazione
dell'economia, il mio appello è quello di globalizzazione
della
responsabilità: responsabilità verso l'umanità,
l'humanité! In tedesco
direi "mehr Menschlichkeit für die Menschheit". Responsabilità
in
particolare per il diritto internazionale umanitario, uno straordinario
patrimonio dell'umanità, ratificato da 188 Stati, che deve
essere
rispettato!
Globalizzazione della
responsabilità significa per me coscienza delle
responsabilità individuali, responsabilità per il
nostro mondo,
responsabilità per il mondo. Tutte queste responsabilità
fanno un tutto,
indivisibile. Dobbiamo tutti agire con la testa sulle spalle, consapevoli
che responsabilità significa rispondere delle nostre azioni
davanti alla
società. "Chacun est responsable de tout devant tous"
scriveva Dostoïevski.
E' particolarmente valido per la Croce Rossa. Henry Dunant proprio
140anni
fa, a Castiglione, dopo la Battaglia di Solferino, ha preso la sua
responsabilità ed ha avuto compassione, agito e riflettuto.
E nel suo
"Souvenir de Solferino" incitando ad un accordo internazionale
per la
neutralizzazione dei feriti e dei loro soccorritori, Henry Dunant
-come
aveva del resto fatto il Palasciano poco prima- aveva chiaramente
lasciato
intendere che "anche la guerra ha i suoi limiti".
|