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9 OTTOBRE 1999
nr. 40
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)
Contenuto:
1 -ICRC NEWS 39 -40 Traduzione di Luigi Micco
2 -Comunicato Stampa Federazione Internazionale nr.99/54 del 4/10/99
Traduzione di Luigi Micco
3- "Si può celebrare il 50° delle Convenzioni di
Ginevra?" di G.Hollenfer
CICR Traduzione di Alessandra Sorrenti
4- Comunicato Federazione 28/99 "La forza dell'Umanità
in scena"
Traduzione di Luigi Micco
5- Convegno Nazionale "Mine: messa al bando e riabilitazione
delle vittime"
Bologna 6/11/99 - Comunicatoci da Isidoro Palumbo
6- Movimondo - Corso di formazione per operatori in attività
di difesa dei
diritti umani - Bari 2-6 Novembre 1999 - comunicatoci da Isidoro
Palumbo
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ICRC NEWS 39
30 settembre 1999
SOMMARIO
TIMOR EST: RACCOLTI 230 MESSAGGI DI CROCE-ROSSA IN UN SOLO GIORNO:
Il 27 settembre, a Dili, il CICR ha raccolto 230 messaggi di persone
ansiose di avere notizie dei loro cari.
FEDERAZIONE RUSSA / CAUCASO SETTENTRIONALE: DECINE DI MIGLIAIA
DI NUOVI
SFOLLATI:
In seguito ai recenti bombardamenti aerei russi in Cecenia che hanno
provocato la fuga di una cifra ufficiale stimata tra le 30.000 e
le 50.000
persone in cerca di rifugio nella vicina Repubblica di Inguscezia,
il CICR
sta imbastendo i propri abituali programmi di assistenza allo scopo
di
rispondere ai nuovi bisogni umanitari.
ICRC NEWS 40
7 ottobre 1999
SOMMARIO
SUDAN / REPUBBLICA DEMOCRATICA DEL CONGO: IL CICR RIUNISCE 11 FANCIULLI
ALLE LORO FAMIGLIE:
Pochi tra i numerosi rifugiati congolesi, che - dimenticati - vivono
a Juba
(città nel Sudan meridionale), possono sognare di riuscire,
un giorno, a
far ritorno a casa. Per 11 fanciulli originari di due famiglie separate
dal
conflitto nella Repubblica del Congo, la settimana scorsa questo
sogno è
diventato realtà.
IRAN / IRAQ: LIBERATI 275 PRIGIONIERI
Il 30 settembre, 275 prigionieri di guerra iracheni detenuti in
Iran sono
stati rimpatriati sotto gli auspici del CICR.
SUDAN: LA DISTRIBUZIONE DI SEMENTI ED ATTREZZI MOSTRA RISULTATI
PROMETTENTI:
Oltre 300.000 sudanesi hanno ricevuto, nel marzo scorso, sementi
ed
attrezzi dal CICR.
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Comunicato stampa n. 99/54
4 Ottobre 1999
SOTTO EMBARGO: 14.00 HRS GMT
CRISI NEI BALCANI: IL CICR ASSISTE AL RILASCIO DEI PRIGIONIERI
Ginevra (CICR) - Il Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR)
assiste oggi alla liberazione di 54 uomini arrestati in Kossovo
e detenuti
dai Serbi. Gli uomini sono stati liberati dal Ministero della Giustizia
della Repubblica Serba.
Il ruolo del CICR è assicurare il loro ritorno sicuro alle
proprie case.
Saranno trasferiti in autobus nel Kossovo dove saranno aiutati a
ritrovare
i propri congiunti ed avranno cibo e ricovero per una notte a Pristina,
prima che ognuno prenda la via per il proprio distretto. I detenuti
rilasciati avranno anche l'opportunità di parlare con un
delegato del CICR
e consultare lo staff medico dell'organizzazione.
Un elenco dei nomi dei detenuti sarà reso disponibile al
pubblico presso
l'ufficio del CICR a Pristina e le altre sedi del CICR in Kossovo,
per
permetterne la consultazione e la ricerca ai familiari.
Il CICR accoglie felicemente questa liberazione. È la seconda
volta che
aiuta dei detenuti rilasciati dalle autorità Serbe a ritornare
in Kossovo.
Dal 25 giugno 1999, il Ministero di Giustizia della Repubblica Serba
ha
affidato 166 uomini alle cure del CICR.
Il CICR ha ora accesso a circa 1900 persone arrestate in Kossovo
e tenuti
prigionieri in Serbia. Ha anche accesso alle persone arrestate in
Kossovo
dalla KFOR. I delegati del CICR fanno visita a tutti questi detenuti,
tiene
interviste private con loro e li aiuta a mantenere i contatti familiari
attraverso lo scambio dei messaggi di Croce Rossa.
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Il ritorno alla realtà
Quale realtà si cela dietro alla parola 'umanitario'? Sempre
più spesso,
la tradizionale risposta umanitaria - protezione e assistenza alle
vittime,
far rispettare le regole e i principi umanitari - lascia il campo
a un
interventismo proteiforme nel quale si mescolano tutti i generi.
Rivendicando in parte le funzioni dell'umanitario, alcune operazioni
'politico - militari' per la pace mettono in campo degli eserciti
internazionali con mandati contraddittori e confusi: confinati loro
malgrado a fare da esperimento, i militari internazionali che gestiscono
male la complessità dei contesti locali e sono percepiti
a priori come
stranieri e illegittimi, si trovano insieme coinvolti in operazioni
di
polizia internazionale , di protezione e di intervento militare,
che non
mirano a soluzioni durature. Nell'insieme , sotto gli auspici di
un
approccio insieme pacificatore e umanitario, sono sia condannati
a '
mantenere la pace' legati mani e piedi, sia tentati a cedere nuovamente
al
principio della 'guerra giusta' ,in cui il fine giustifica i mezzi,
alla
tentazione della soluzione radicale, della pace ottenuta con l'uso
della
forza . Ma se il diritto alla forza ha la meglio sulla forza del
diritto,
torna ad ossessionarci il paradosso morale di 'esercito della pace'
- essa
stessa generatrice di atti bellici - e la fragilità di una
pace imposta con
la forza, o la costrizione, che certamente può in breve tempo
fermare la
violenza, ma non sopprimerne i germi: la sfiducia, l'odio, che
riappariranno tra breve.
Inoltre, sulla base di questi interventi militari internazionali
di tutti
i tipi, e nello stesso genere di esperimento, la moltiplicazione
delle
agenzie internazionali e non governative sul campo si accompagna
a una
molteplicità di approcci differenti, anzi contraddittori,
dove i
propugnatori dell'intervento militare si scontrano con i difensori
del
dialogo e della neutralità. Si delineano anche nuovi meccanismi
internazionali di repressione, che veicolano delle speranze ma che
non sono
che ai loro inizi e incontrano degli ostacoli insormontabili sul
loro
cammino. Infine si aggiungono a questi degli interessi economici
e
mediatici che vengono a complicare ancor di più dei processi
già nebulosi.
Risultato: questa molteplicità di attori armati e non, di
comportamenti
concorrenti e divergenti 'innervosiscono' letteralmente gli attori
del
conflitto, causano ancor più incidenti di sicurezza, e rendono
confusa ai
loro stessi occhi l'idea stessa dell'umanitario. La maggior parte
degli
attori della violenza armata non sono statali, sono maggiormente
inclini a
non rispettare il dettato di un diritto del quale non fanno parte,
a non
fidarsi e a rifiutare in blocco i principi contraddittori che si
chiede
loro di rispettare e in particolar modo a non fidarsi né
dell'emblema
della Croce Rossa né di tutti gli altri simboli ed emblemi
presenti sul
territorio. Siamo lontani dall'ideale di Dunant, di un simbolo unico
che
raccolga tutti, rappresentante di un insieme coerente e universale
di
principi.
Dall'altro lato della medaglia si trova il pubblico globale: i cittadini
dei paesi in pace, ai quali tutta questa confusione è riferita
nuda e cruda
dai media onnipresenti, particolarmente per immagini. Il pubblico
vede la
violenza sempre più terribile che giunge a lui ogni giorno
in diretta,
senza spiegazioni e senza restituzione della complessità
dei contesti.
Questa saturazione nell'atrocità spinge il pubblico verso
una posizione
fatalista, a considerare la barbarie come inevitabile e consustanziale
alla
guerra, e predispone a trovare ogni forma di soluzione forte e semplice
tanto giusta quanto radicale. La tentazione di una 'ideologizzazione'
del
problema umanitario, della sua utopizzazione , quasi della sua
virtualizzazione è reale.
Tutti i maggiori processi in corso e che sembrano spinti dalla volontà
di
'reinventare' l'umanitario sono portatori tanto di pericoli come
di
speranze, a seconda che oscillino o meno tra posizioni estreme.
C'è il
serio rischio di non trovare niente altro che la guerra che si opponga
alla
guerra in nome della pace. Sono ugualmente seri il rischio di credere
in
maniera riduttiva all'assistenza umanitaria, come a una pace universale
e
quello di un ottimismo irreale se si considerano i fatti. Se, come
tutte le
altre strutture sociali, l'umanitario scivola nel caos globale del
dopo
guerra fredda, non è che il caos stesso significhi il nulla:
non è
necessario forzatamente 'reinventare' da cima a fondo l'umanitario,
il
diritto, i fondamenti etici, l'azione. Nel momento in cui bisognerebbe
porsi più questioni che mai, si tratta troppo spesso con
troppa premura,
come per negare la realtà, trascinati dalla tentazione di
risposte
semplice. 'Per ogni problema complesso, diceva Umberto Eco, c'è
una
soluzione semplice: ed è la peggiore".
Resta che il dibattito si faccia sempre più vivo riguardo
a tali valori,
ed è necessario costatare l'emergenza crescente di approcci
più pragmatici
o di interrogazioni più realistiche nei discorsi degli uni
e degli altri. I
militari internazionali, più di chiunque adatti a sperimentare
i dilemmi
inerenti alle esperienze già fatte, hanno dubbi e si pongono
delle domande.
"Dobbiamo ricordare che l'aiuto non deve essere dato sdegnando
ingenuamente
ed arrogantemente le realtà sociopolitiche della zona in
oggetto. Missioni
puramente militari non possono imporre criteri riduttivi, paramenti
autocratici e soluzioni bianche e nere dominanti" ha detto
il generale
Dallaire2 , comandante della MINUAR in Rwanda. Le organizzazioni
devote
all'ideale della pace universale sono più inclini a riconoscere
i limiti
degli approcci troppo radicali. L'appello dell'Aia per la Pace,
è anche
pronto ad affrontare i valori del diritto internazionale umanitario,
preso
nelle sue tematiche fondamentali, ammettendo in qualche modo che
ci sia
urgenza di limitare gli eccessi della guerra hic et nunc, sforzandosi
di
abolire la guerra in futuro.
Nel complesso, si può oggi di pensare che i discorsi delle
élites tendano
a poco a poco a distanziarsi da ogni ideologizzazione come da ogni
integralismo etico, per avvicinarsi ad un pragmatismo all'incrocio
delle
strade, di soluzioni complesse ma più praticabili, meno spettacolari
ma più
durature. Se bisogna continuare a voler "cambiare il mondo",
la tendenza
potrebbe essere di investire prima in favore di soluzioni graduali
piuttosto che radicali. Si ritrova la metafora del 'mulino' di Freud,
citata in precedenza. Dopo un secolo in cui tutte le speranze di
successo e
di cambiamenti rapidi sono state deluse e hanno portato a catastrofi
ripetute, potrebbe essere giunto il momento di pensare che, in un
mondo
turbolento in superficie, sono i 'mulini che macinano lentamente'
ma in
profondità che portano le maggiori promesse di cambiamento.
Tra ottimismo e
pessimismo estremi si apre una via intermedia in cui la sfida consiste
nel
non ridurre, semplificare, affermare perentoriamente e decidere
secondo
delle strutture prestabilite, ma accettare la complessità,
i dilemmi, il
dialogo come un lungo processo di apprendimento e di presa di decisioni.
Rimane al Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna
Rossa, ormai un attore tra gli altri, di ritrovare nel cuore della
propria
identità i mezzi di orientare la propria missione verso nuove
sfide: porre
buone domande prima di dare le risposte diviene l'alfa e l'omega
di un
approccio diretto al nuovo ambiente. La vera domanda che si pone
al 50°
anniversario delle Convenzioni di Ginevra è quella della
validità del
diritto internazionale umanitario e dei fondamenti etici, che sono
alla
base della sua missione.
Un'iniziativa inedita: il progetto "Le voci della guerra"
Il CICR si è dunque fissato come obiettivo alla vigilia
dell'appuntamento
storico del 12 agosto 1999 di mettersi sistematicamente in ascolto
di
coloro che incontra quotidianamente nelle zone di conflitto: gli
attori
della guerra, le popolazioni delle zone di guerra, le vittime, i
combattenti. Le persone che vivono la guerra sono raramente consultate
sull'argomento in quanto tale. In effetti le discussioni sulle guerre
che
li riguardano hanno luogo in riunioni alle quali essi non possono
partecipare, e le conclusioni sono esposte in documenti che essi
non
scrivono o che non hanno l'occasione di leggere. Attraverso un processo
di
consultazione tanto largo quanto possibile, il progetto " Le
voci della
guerra" ha invece l'ambizione di porre le persone di società
dilaniate
dalla guerra alla ribalta, là dove le regole e le decisioni
umanitarie di
domani nascono e di fare in modo che tale processo sia poco un'aggiunta
di
monologhi piuttosto che un reale dialogo.
Lo scopo di un tale processo sarebbe di captare all'origine
l'immaginazione morale degli individui, della popolazione in genere
come di
gruppi più mirati, al fine di vedere se certe intuizioni
morali, che sono
alla radice del diritto umanitario, sono condivise dagli individui
di
culture differenti, in circostanze differenti e su scala mondiale.
L'insieme delle informazioni così raccolte costituirebbe
un primo
inventario di risorse etiche, ai quali lo sviluppo e la messa in
atto del
diritto, la pratica militare e l'azione umanitaria potranno in fin
dei
conti ispirarsi nel XXI secolo. Contrariamente all'approccio speculativo
tradizionale, l'approccio empirico della validità dei principi
del diritto
internazionale umanitario - un approccio dal basso verso l'alto
piuttosto
che dall'alto in basso, che dà infine la parola a coloro
che hanno vissuto
e hanno fatto la guerra - può portare uno strumento autenticamente
nuovo, a
livello sostanziale e metodologico, alla ricerca di soluzioni umanitarie.
Lo studio comparativo dei dati raccolti deve suscitare una nuova
lettura
delle questioni umanitarie globali e contestuali. Tale lettura permetterà
forse di chiarire la natura del divario tra le intuizioni etiche
e i fatti,
esplorando più a fondo i veri dilemmi e gli strazi ai quali
sono
sottoposti gli uomini e le donne che hanno vissuto la guerra. Forse
permetterà anche di misurare il grado di adesione a queste
intuizioni, di
sapere se la regolamentazione dei comportamenti in guerra è
percepita o
meno come essenziale nel patrimonio di valori umani. Infine, forse,
permetterà di definire meglio le lacune del diritto internazionale
umanitario stesso e le ragioni che rendono la sua applicazione così
difficile.
Per la specificità del suo mandato, il CICR è l'operatore
designato per
tale progetto. La presenza dei suoi delegati nella maggioranza delle
comunità recentemente o attualmente toccate dalla guerra
e dalla violenza
armata, sempre da un lato e dall'altro, e la pluridisciplinarità
delle sue
azioni, delle quali beneficiano numerose categorie d popolazione
e in
particolar modo i combattenti, offrono un collegamento di una
rappresentatività, se non innegabile, quantomeno credibile,
con la
collaborazione di società in guerra nel mondo.
Tenendo conto delle difficoltà operative e degli ostacoli
metodologici
che una tale azione implica, il dispositivo del CICR si prepara
a
raccogliere, in una quindicina di paesi, le opinioni delle persone
che sono
state toccate dalla guerra nel corso di quest'ultimo mezzo secolo.
In
collaborazione con professionisti dei sondaggi d'opinione e di ricerca
sociale, le delegazioni del CICR, ma soprattutto i collaboratori
locali
aiutati, se è il caso, dai membri delle Società Nazionali
di Croce Rossa e
di Mezzaluna Rossa, metteranno in opera una metodologia di consultazione
insieme quantitativa e qualitativa. Sulla base di questionari statistici,
un campione rappresentativo di 500 persone circa per comunità
parte di un
conflitto sarà avvicinato da intervistatori e invitata a
rispondere a una
cinquantina di domande in parte standard in parte legate al contesto.
In
particolare le domande si baseranno su come la persona interrogata
ha
vissuto la guerra, le sue intuizioni e le sue opinioni riguardo
alle regole
della guerra come agli attori locali e internazionali in campo.
Inoltre, almeno quattro gruppi di discussione composti da persone
scelte,
particolarmente rappresentativi dell'esperienza collettiva, saranno
costituiti in ciascuna comunità. Questi gruppi esamineranno
gli stessi
argomenti, ma in un modo più interattivo. La discussione,
animata da
professionisti, mira a sondare in profondità i dilemmi morali,
psicologici
e intellettuali degli individui sottoposti a tali domande. Infine,
un
certo numero di interviste avranno luogo con i singoli in forma
privata per
approfondire ancora tali argomenti. Le consultazioni sono iniziate
in
Colombia, In Bosnia - Erzegovina e nelle Filippine e si protrarranno
fino
al luglio 1999. I dati raccolti in ogni comunità daranno
una visione
d'insieme della problematica e saranno oggetto di un rapporto speciale
per
ogni paese. Infine un rapporto conclusivo, che farà la sintesi
delle
risposte di più di 10.000 persone, dei dibattiti di circa
120 gruppi di
discussione e di più di 1.000 interviste personali sarà
elaborata
nell'autunno 1999 e sottoposta all'attenzione dei partecipanti alla
XXVII
Conferenza internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa.
Mettersi all'ascolto è un processo che, pur sollevando considerevoli
problemi, non è però sufficiente: ancor più
necessario è diffondere
l'informazione. Il progetto si accompagna dunque ad un più
vasto progetto
di distribuzione e pubblicazione dei dati. Per quanto permesso per
tutelare
la sicurezza degli individui, il materiale raccolto sarà
reso pubblico:
alcuni rapporti saranno pubblicati e il materiale sarà messo
a disposizione
di tutti i ricercatori, istituzioni specializzate, organizzazioni
internazionali e ONG interessati. Differenti media e osservatori
indipendenti sono stati invitati a recarsi sul posto. Un sito web
dedicato
a tale progetto sarà attivato in primavera e altre iniziative
saranno
intraprese per incoraggiare il dibattito riguardo alle "voci
della guerra",
attraverso una campagna d'informazione pubblica, il CICR spera,
facendo
sentire la voce di migliaia di civili e di combattenti, di permettere
all'uomo della strada di capire meglio ciò che accade realmente
e ciò che
conta veramente in una società devastata dalla guerra e di
contrastare il
fatalismo e le semplificazioni correnti.
Il progetto "Le voci della guerra" darà la parola
a tutti coloro che prima
non la avevano. Ricorderà al grande pubblico che le persone
che vivono
nelle regioni devastate dalla guerra, prese in trappola da situazioni
complesse e terribili, sono i principali collaboratori degli attori
internazionali, politici quanto umanitari. Dando loro l'occasione
di
esprimersi, il progetto tratta questa gente come individui, con
le loro
speranze e la loro dignità, con la loro grande e preziosa
esperienza, dalle
quali dipende la possibilità di crearsi un avvenire migliore.
Infine, il CICR si sforzerà particolarmente affinché
i risultati della
consultazione siano messi a disposizione delle comunità consultate
e si
aspetta che ciò inneschi un dibattito a livello locale. Quale
che sia il
risultato della ricerca bisogna - ed è fondamentale - che
dopo aver
ascoltato ciò che le persone interrogate avevano da dire,
siano prese delle
misure per assicurare un avvenire migliore a quelli che ci hanno
dato un
po' del loro tempo per parlare della loro esperienza. Il progetto
è stato
lanciato dal CICR, ma la parte essenziale sarà il contributo
di coloro che
hanno maggiormente sofferto per la guerra e che ne sanno di più.
In fondo al vasto corpus del diritto internazionale umanitario,
la
clausola Martens è là per ricordarci che quando sono
raggiunti i limiti del
diritto internazionale umanitario "le popolazioni e i belligeranti
restano
sotto la salvaguardia e sotto l'impero dei principi delle genti,
quali
risultano dagli usi stabiliti fra nazioni civili, dalle leggi dell'umanità
e dalle esigenze della coscienza pubblica". Il progetto "Le
voci della
guerra" testimonia gli sforzi che il CICR fa concretamente
per mettersi
all'ascolto di questa 'coscienza pubblica', allo scopo di contribuire
a
restituire i valori fondamentali dell'azione umanitaria in questo
periodo
di incertezze.
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Federazione Internazionale Croce Rossa - Comunicato stampa 28/99
Ginevra, 23 settembre 1999
" La Forza dell'Umanità -- in scena!"
Il 31 ottobre, l'apertura della XXVII Conferenza Internazionale
della Croce
Rossa e della Mezzaluna Rossa sarà contraddistinta da uno
spettacolo che
illustrerà e celebrerà "La forza dell'Umanità".
"La Forza dell'Umanità è la nostra forza e la
nostra speranza per il
prossimo millennio", afferma Stephen Davey, portavoce della
Conferenza
Internazionale. "Individualmente e collettivamente, dobbiamo
continuare a
soddisfare i bisogni quotidiani delle popolazioni nel mondo e dobbiamo
essere pronti ad agire durante le catastrofi naturali o provocate
dall'uomo".
Lo spettacolo illustrerà simbolicamente questi obiettivi
celebrando
l'irreprensibile volontà che sopravvive a tutte le prove
e trionfa in un
mondo pieno di contraddizioni.
Si articolerà intorno ai quattro elementi naturali e sul
necessario
equilibrio tra il "troppo" e il "troppo poco",
mostrando come l'acqua,
l'aria, la terra e il fuoco sono vitali per la sopravvivenza e lo
sviluppo
dell'umanità e come la loro carenza o il loro eccesso può
causare anche la
sua perdita.
La scelta come slogan per l'anno del millennio del Movimento Internazionale
della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa (8 maggio 1999 - 8 maggio
2000),di "La Forza dell'Umanità", vuole indicare
un riferimento alla forza
che è in noi sia individualmente sia collettivamente. Durante
lo spettacolo
di apertura della Conferenza Internazionale, questo potere sarà
rappresentato attraverso la musica, la danza e la raffigurazione
drammatica
di una largo ventaglio di celebri artisti dei cinque continenti,
quali ad
esempio, Vanessa-Mae, il Cirque du Soleil, Manu Dibango e Riverdance.
"La nostra speranza è di focalizzare così l'attenzione
sui problemi e i
bisogni umanitari in previsioni dei dibattiti che durante la settimana
si
svilupperanno nella Conferenza", ha detto Stephen Davey.
La XXVII Conferenza Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna
Rossa riunirà i delegati di 188 Stati parti alle Convenzioni
di Ginevra e
di 176 Società Nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna
Rossa.
La cerimonia di apertura sarà trasmessa in diretta da Télévision
Suisse
Romande (TSR2). I costi di produzione saranno interamente coperti
dagli
sponsor, mentre la totalità dei guadagni provenienti dai
biglietti e dalla
vendita di alcuni articoli durante questa occasione, saranno destinati
ai
programmi e alle operazioni della Croce Rossa e della Mezzaluna
Rossa.
Teniamo a ringraziare qui i nostri tre principali sponsor: Credit
Suisse
Group, Tetra Pak e Royal & SunAlliance.
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Trasmesso da Isidoro Palumbo Istruttore D.I.U.
Coordinatore Istruttori D.I.U. Regione Emilia Romagna
Oggetto: CONVEGNO MINE E RIABILITAZIONE
MINE: MESSA AL BANDO E RIABILITAZIONE DELLE VITTIME
Due cammini che si incontrano
Bologna 6 Novembre 1999
Mattina:
Apertura dei lavori e Saluto del Prof. Achille Ardigò
Saluto del Parlamentare Europeo On. Renzo Imbeni
Un 2000 senza frontiere e senza armi.
Paola Martinelli Fisioterapista - Coordinamento FSF
La Campagna contro le mine: i risultati diplomatici e le sfide
umanitarie.
Nicoletta Dentico Giornalista - Campagna Italiana per la Messa al
Bando
delle Mine
Chirurgia e Riabilitazione.
Roberto Bottura Chirurgo, Cinzia Calianno Fisioterapista - Emergency
Esperienza in Afganistan della Croce Rossa Internazionale a favore
delle
vittime delle mine.
Alberto Cairo Capo Ortopedista - CICR (Croce Rossa Internazionale)
Pausa
Le tecniche di protesizzazione, strategia di sviluppo: evoluzione
della
tecnica ortopedica in 15 anni di esperienza in PVS.
Vincent Slypen Fisioterapista - Handicap International
Protesi per vittime di guerra: le possibilità offerte dalla
moderna tecnica
ortopedica.
Marco Lusvardi Ingegnere- Officine Ortopediche Rizzoli
Pomeriggio:
Esperienza di un intervento riabilitativo integrato per le disabilità
fisiche causate dalla guerra nel Nord Uganda.
Marco Sala Fisioterapista - Volontario AVSI
Le protesi per la psiche: la riabilitazione dei traumi psicologici
delle
vittime.
Ernesto Venturini Neuropsichiatra
I problemi di aiuto alle vittime e loro protesizzazione: esperienza
in Bosnia.
Franco Ortolan Tecnico Ortopedico - Associazione Lavoro e Riabilitazione
Un ponte di solidarietà: Teleconsulto IOR - Bosnia.
Dott. Aldo Toni Ortopedico - IOR.
Lo sminamento umanitario.
Stefano Calabretta - InterSOS
Segreteria Organizzativa:
Marina Zoli - Federica Biondi - Simonetta Rossi
Fisioterapisti Senza Frontiere- A.I.T.R.
Via Del Barroccio,2/c - 40138 Bologna
Tel. e Fax. 051.6011170 Martedì e Giovedì dalle ore
17 alle 19
Marina Zoli: e-mail fo14747@iperbole.bologna.it
Tel e Fax. 051.6366823
Sede del Convegno:
AULA MAGNA - Istituto di Ricerca Codivilla Putti, Via di Barbiano
1/10
ISTITUTO ORTOPEDICO RIZZOLI - BOLOGNA
Con il Patrocinio della Regione Emilia Romagna e dell'Istituto
Ortopedico
Rizzoli e la partecipazione delle Organizzazioni Umanitarie: Mani
Tese -
Handicap International - Emergency - ICRC - AVSI- InterSOS - Associazione
Lavoro e Riabilitazione- AIFO
La Partecipazione al Convegno " Mine : Messa al Bando e Riabilitazione
delle >Vittime " è gratuita aperta a tutti gli interessati.
Si raccomanda
comunque di compilare e spedire la scheda di iscrizione entro >il
15
Ottobre 1999 per esigenze organizzative. Si ringrazia per la cortese
collaborazione.
Nome-----------------------------------------------------------------------
Cognome--------------------------------------------------------------------
Professione----------------------------------------------------------------
Via------------------------------------------------------------------------
CAP-------------------------Città------------------------------------------
Tel --------------------------------------E.mail--------------------------
Ai sensi del D.lgs.675/94
Sede del Convegno.
Il convegno si svolgerà presso l'Aula Magna del Centro di
Ricerca Codivilla
- Putti in Via di Barbiano, 1/10 40136 Bologna dell'Istituto Ortopedico
Rizzoli Stante la scarsità di parcheggi posti nelle vicinanze
si sconsiglia
vivamente l'uso dell'auto privata. Si consiglia invece l'uso del
mezzo
pubblico: Autobus n. 31 dalla Stazione FF.SS. Sarà offerto
a tutti i
partecipanti un buffet all'ora di pranzo
Inviare la scheda a: AITR Emilia Romagna - Via del Barroccio, 2/d
- 40138
Bologna Tel.: 051.6011170 Martedì e Giovedì ore 17-19
Fax. 051.6011170
e-mail: fo14747@iperbole.bologna.it
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Trasmesso da Isidoro Palumbo Istruttore D.I.U.
Coordinatore Istruttori Regione Emilia Romagna
MOVIMONDO
Roma, 14 settembre 1999
Anche quest'anno Movimondo ha organizzato due edizioni del Corso
di
formazione per operatori in attività di difesa dei diritti
umani, prevenzione
dei conflitti e aiuti d'emergenza. I corsi sono organizzati con
il
supporto del Ministero degli Affari Esteri e il patrocinio dell'Ufficio
dell'ONU per l'Italia.
Il primo corso si è tenuto in aprile a Roma, mentre il secondo
è
previsto per il 2-6 novembre a Bari, per valorizzare il più
possibile la
partecipazione di diversi interlocutori nell'Italia meridionale.
Di seguito
troverete il programma provvisorio.
Il corso si rivolge a persone potenzialmente impiegate in attività
di
difesa dei diritti umani sul terreno, come occasione di un primo
orientamento
relativo alla cornice giuridica e politica in cui tali attività
sono
inserite, nonché alle metodologie impiegate e ai problemi
specifici che
un'efficace partecipazione ad attività operative richiede.
La selezione dei 45 partecipanti metterà insieme persone
che hanno già
esperienza sul campo all'estero; che collaborano in Italia con
associazioni, ONG, centri di accoglienza; che hanno compiuto studi
nel
settore e
professionisti in altri campi interessati ai diritti umani (sanitari,
agronomi, ingegneri, insegnanti, etc. e di solito alcuni ufficiali
dell'esercito). Nella selezione verranno privilegiate le candidature
dal
sud e quelle
sostenute da una associazione/ONG.
La quota di iscrizione è di L. 150.000, e vi sarà
un contributo per le
spese di viaggio per chi proviene da fuori della provincia di Bari.
Per
quanto riguarda il pernottamento, che è a carico dei partecipanti,
stiamo
cercando di trovare una soluzione economica su cui vi terremo informati.
La
data di chiusura per le iscrizioni è il 15 ottobre.
Per ogni chiarimento contattare Movimondo:
tel. 06 57 300 330, fax 06 574 48 69, e-mail: molisv.movimondo@flashnet.it
o consultare il sito web: http://www.movimondo.org
FORMIN' MOVIMONDO DGCS-MAE
CORSO DI FORMAZIONE PER OPERATORI IN ATTIVITÀ DI
DIFESA DEI DIRITTI UMANI,
PREVENZIONE DEI CONFLITTI E AIUTI UMANITARI
Realizzato in collaborazione con l'Università di Bari
e con il patrocinio del Centro di Informazionel'Ufficio delle Nazioni
Unite per l'Italia
2-6 Novembre 1999 Bari
PROGRAMMA PROVVISORIO
GIORNATA 1
LA TUTELA DEI DIRITTI UMANI
IN SITUAZIONE DI CONFLITTO E DI EMERGENZA
Inaugurazione del corso
Preside della Facoltà di Giurisprudenza
Ministero Affari Esteri
Presidente Movimondo
I diritti umani nel mondo in trasformazione
Prof. Villani - Università di Bari
Operare per la tutela dei diritti umani
Commissione Europea
United Nations Volunteers
La società civile
GIORNATA 2
AFFRONTARE I CONFLITTI
Mattina. Vie diverse per affrontare i conflitti
Metodi non violenti
Il ruolo delle ong
Il ruolo dei militari
Il peace-keeping
Pomeriggio. Lavori di gruppo animati dai relatori della mattina
Ipotesi di "azione" nel Kossovo
GIORNATA 3
DEMOCRAZIA SOTTO OSSERVAZIONE
Mattina
MAE - Ufficio OSCE: organizzare una osservazione
Osservatorio di Pavia: osservare i media
Osservatore ODIHR: osservare le elezioni
Pomeriggio. Professionisti dei diritti umani o professionisti sensibili
ai
dd uu?
Lavori di gruppo animati da alcuni dei relatori della mattina
Profilo professionale
Selezione e formazione
Codice di condotta
GIORNATA 4
L'EMERGENZA DA UNA SPONDA ALL'ALTRA DELL'ADRIATICO
Mattina: interventi
ICS
UNHCR
VOICE
Pomeriggio Tavola rotonda
Il caso Puglia, con protagonisti locali, associazioni, giornali
GIORNATA 5
PEACE GAMES
Esercitazione pratica basata su un gioco di simulazione
Valutazione finale del corso
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MOVIMONDO FORMIN' DGCS-MAE
CORSO DI FORMAZIONE PER OPERATORI IN ATTIVITÀ DI
DIFESA DEI DIRITTI UMANI,
PREVENZIONE DEI CONFLITTI E AIUTI UMANITARI
Bari, 2-6 novembre 1999
SCHEDA D'ISCRIZIONE
nome e cognome
organizzazione
nata/o a il
occupazione attuale
precedenti esperienze (in breve)
indirizzo
telefono fax e-mail
note
SPEDIRE PER FAX ALLO 06.57.44.869 O PER E-MAIL A: movimondotabtab@yahoo.com
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