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5 SETTEMBRE 1999
nr. 37
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)
Contenuto:
1- Comunicato Stampa CICR nr.99-46 del 12 Agosto
1949 traduzione di Luigi Micco
2- Articolo del Prof.Paolo Benvevuti " E' necessario garantire
il rispetto delle norme in ogni circostanza"
pubblicato sull'Osservatore Romano
3- CICR News nr.33 del 11.8.99
4- CICR News nr.34 del 19.8.99
5- CICR News nr.35 del 25.8.99
Traduzioni a cura di Luigi Micco
6- Novità interessanti sul sito MICR: attivato motore di
ricerca ed istituito libro ospiti. A cura di Valter Riva
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1 ---------------
Comunicato stampa n. 99/46 - Ginevra, 12 agosto 1999
Solenne appello
per rimarcare il 50° anniversario delle Convenzioni di Ginevra
del 1949
Ginevra (CICR)
- Quattordici personalità di fama mondiale, rispondendo all'invito
di Cornelio Sommaruga, Presidente del Comitato Internazionale della
Croce Rossa (CICR), hanno lanciato un solenne appello ai popoli,
alle nazioni ed ai governi del mondo, durante la cerimonia tenuta
il 12 agosto 1999 per ricordare il 50° anniversario delle Convenzioni
di Ginevra. In quest'appello, i quattordici, compreso il Segretario
Generale delle Nazioni Unite, Kofi Annan, hanno ripetuto "il
loro rifiuto a voler vedere ripetuti gli orrori senza precedenti
della Seconda Guerra Mondiale."
Le parole di
Sommaruga: "Le Convenzioni di Ginevra, che vincolano oggi 188
Paesi, hanno prevenuto sofferenze taciute, anche se nei passati
50 anni, si sono avuti massacri, deportazioni, saccheggi, stupri
ed innumerevoli altre atrocità. Ciò nonostante, quest'anniversario
dovrebbe essere visto come un'opportunità per guardare al
futuro."
Nell'agosto
1949, 58 Paesi hanno firmato le quattro Convenzioni di Ginevra con
la speranza di limitare gli orrori della guerra. Questi strumenti
erano mirati ad un aumento della protezione per la popolazione civile,
i prigionieri di guerra, i naufraghi ed i combattenti feriti. Nel
1977, le Convenzioni sono state completate da due Protocolli Aggiuntivi,
per conferire maggiore protezione ai civili nei conflitti internazionali
e non-internazionali. Cinquanta anni dopo, il Solenne appello lanciato
a Ginevra chiede al mondo di:
- rigettare
l'idea che la guerra sia inevitabile e lavorare per sradicare le
sue cause profonde;
- richiedere a tutti coloro coinvolti nei conflitti armati e a tutti
coloro che sono nella posizione di influenzare il corso di tali
conflitti, di rispettare i principi umanitari minimi e le regole
del diritto internazionale umanitario;
- risparmiare ai civili le agonia della guerra;
- favorire le relazioni tra individui, popoli e nazioni sulla base
dei principi che hanno ispirato le Convenzioni di Ginevra, vale
a dire, rispetto per la dignità umana in tutte le circostanze,
compassione per quelli che soffrono e solidarietà."
Il Solenne Appello
è stato firmato da:
Sua Altezza
Principe Saddrudin Aga Khan
Kofi Annan, Segretario Generale delle Nazioni Unite
Shabana Azmi, India, attrice
Geraldine Chaplin, Regno Unito, attrice
Sua Altezza Principe El Hassan bin Talal di Giordania
Fayrouz, Libano, cantante e poeta
Serge Klarsfeld, Francia, Presidente dell'Associazione dei Figli
e delle
Figlie dei Deportati Ebrei di Francia
Chris Moon, Regno Unito, sostenitore di organizzazioni per disabili
Jean Pictet, Vice-Presidente onorario del CICR
Vladimir Pozner, Federazione Russa, giornalista
H.E. Mário Soares, ex-Presidente del Portogallo
H.E. Generale Amadou Toumani Touré, ex-Presidente di Mali
Marian Wright Edelman, Presidente del Children's Defense Fund
Zhang Yuan, Cina, regista
Adolfo Pérez
Esquivel, Argentina, Premio Nobel per la Pace 1980, non ha potuto
partecipare per ragioni di salute.
Durante quest'anno
dell'anniversario, il CICR svilupperà, nell'ambito del progetto
"People on war", un'ampia indagine sulle vittime della
guerra e combattenti in 11 Paesi e fra la popolazione civile in
altri cinque.
Informazioni aggiuntive su quest'argomento possono essere trovate
su http:\\www.onwar.org; informazioni sulle Convenzioni di Ginevra
possono essere ottenute su http:\\www.icrc.org.
Per i prossimi
due mesi, le strade di Ginevra saranno decorate con striscioni tematici
e banderuole simboliche. Nella serata del 12 agosto, la violinista
Vanessa-Mae darà un concerto di beneficenza in favore delle
vittime della guerra in Sudan.
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2 ---------------
"E' necessario
garantire il rispetto delle norme in ogni circostanza."
Prof. Paolo
Benvenuti
Ordinario di Diritto Internazionale nella Facoltà di Scienze
Politiche
<Cesare Alfieri> dell'Università di Firenze
I numerosi conflitti
armati che sconvolgono oggi gran parte delle regioni del mondo,
le violazioni gravi ed estese dei diritti fondamentali che vengono
perpetrate e dei quali siamo testimoni talvolta disattenti, non
consentono di considerare il cinquantesimo anniversario dell'adozione
delle Convenzioni di Ginevra del 12 agosto 1949 sulla protezione
delle vittime della guerra come mera ricorrenza celebrativa. Il
cinquantenario chiama piuttosto a interrogarsi seriamente sul perché
il sistema di diritto umanitario elaborato a Ginevra troppo spesso
abbia fallito nel suo scopo; chiama a domandarsi perché quel
<Basta!> gridato con forza dopo la tragica esperienza del
secondo conflitto mondiale, e tradottosi nell'ambizioso sistema
normativo ginevrino, troppo spesso non abbia indirizzato correttamente
gli uomini e i loro governanti, ma al più abbia costituito,
a posteriori, mero parametro di valutazione umana della grave illeicità
della
loro condotta. I recenti sviluppi normativi che hanno portato alla
creazione dei Tribunali penali ad hoc per la ex Jugoslavia e per
il Rwanda e da ultimo all'adozione dello Statuto di una Corte penale
internazionale rappresentano l'evidenza di questo stato di cose
per il quale l'effettività della norma è costretta
ad affidarsi non già alla prevenzione, bensì alla
repressione. Eppure l'idea della prevenzione appariva piuttosto
l'elemento cardine delle Convenzioni del 1949, una idea per la quale
l'attuazione del diritto umanitario avrebbe dovuto fare affidamento
anzitutto sulla sua interiorizzazione nella coscienza collettiva
dei popoli attraverso il suo inserimento nelle legislazioni nazionali
e sulla sua interiorizzazione nelle coscienze individuali, attraverso
un forte impegno di diffusione di educazione delle persone. D'altronde,
i colpi gravi che si sono abbattuti sull'edificio del diritto internazionale
umanitario in questi anni, e che hanno rischiato di mirarne la stabilità,
sono stati portati nonostante la universale consapevolezza della
necessità assoluta del rispetto delle regole. Questa necessità
è dimostrata dalla circostanza che 188 Stati (può
ben dirsi l'intera comunità internazionale) hanno espresso
il proprio impegno solenne a <rispettare e far rispettare in
ogni circostanza> le Convenzioni di Ginevra che in modo molto
ampio e articolato provvedono alla tutela dei feriti e malati nella
guerra terrestre (Convenzione I); alla tutela dei feriti, malati
e naufraghi nella guerra marittima (Convenzione II); alla tutela
dei prigionieri di guerra (Convenzione III); alla tutela della popolazione
civile (Convenzione IV). La disciplina contenuta nelle quattro Convenzioni
di Ginevra è stata successivamente arricchita da due Protocolli
aggiuntivi adottati a Ginevra nel 1977: il Protocollo I integra
la disciplina dei conflitti armati internazionali, mentre il Protocollo
II integra la disciplina dei conflitti armati non internazionali.
Si tratta di un complesso di ben 532 disposizioni. Uno sguardo pur
rapido ai contenuti di queste Convenzioni permette di percepire
immediatamente come esse facciano richiamo a principi e regole basilari
propri di una qualunque società che voglia definirsi umana
e dunque rispettosa dei valori fondamentali della persona: sono
valori irrinunciabili anche nel momento più difficile della
vita della persona e delle relazioni fra gruppi sociali, quando
cioè queste relazioni si affidano, piuttosto che al dialogo
e alla cooperazione, all'uso della forza armata. Questi valori si
riassumono nell'esigenza di riconoscere in ogni circostanza a tutte
le vittime dei conflitti armati < rispetto > la persona indifesa
deve essere trattata come le sue condizioni richiedono e sempre
con umanità e <protezione> (la persona deve essere
difesa dagli effetti delle ostilità, da attentati all'integrità
della persona, dall'ingiustizia). E' opportuno ricordare in sintesi
le regole fondamentali applicabili alle diverse categorie di persone
protette, così che ciascuno le possa richiamare a mente e
riappropriarsene.
a) Può osservarsi che una particolare tutela è prescritta
dal diritto internazionale umanitario a favore dei feriti, malati
e naufraghi, che come tali perdono la qualità di <nemici>,
hanno diritto di essere raccolti e trattati con umanità dalla
parte che li ha in suo potere; essi hanno diritto di essere curati
senza distinzioni sfavorevoli basate su sesso, razza, nazionalità,
religione, opinioni politiche e comunque, su criteri diversi da
quelli sanitari; hanno diritto di non subire violenze contro la
persona o la vita, né esperimenti biologici; hanno diritto
di non essere lasciati intenzionalmente senza assistenza medica,
oppure esposti a contagi o a infezioni. La popolazione civile, su
richiesta delle autorità o di sua
iniziativa, può soccorrerli e curarli nelle zone invase o
occupate, senza che coloro che compiono siffatta azione umanitaria
siano molestati o perseguiti penalmente. Anche durante le ostilità
attive la raccolta e lo scambio di feriti e malati devono essere
favorite, attraverso sospensioni d'armi per il tempo necessario
all'operazione. E' inoltre possibile per una parte belligerante
creare sul proprio territorio o nei territori occupati zone o località
sanitarie, ove mettere i feriti al riparo dagli effetti della guerra.
L'immunità da attacchi e la protezione in caso di cattura
degli stabilimenti sanitari fissi, delle formazioni sanitarie campali
e dei mezzi di trasporto sanitari sono poi un evidente corollario
della disciplina suindicata. Anche il personale sanitario e religioso
ha diritto al rispetto e alla protezione in ogni circostanza; in
caso di cattura, non deve essere trattato come prigioniero di guerra,
ma deve essere restituito allo Stato di appartenenza, salvo che
sia necessario trattenerlo temporaneamente per provvedere alla cura
e alla assistenza anche spirituale dei prigionieri di guerra. E'
poi ben noto che, per rendere manifesto il diritto al particolare
rispetto e alla protezione, i luoghi di cura fissi o mobili, le
zone e le località sanitarie, i mezzi di trasposto ed il
personale sanitario e religioso debbono portare il segno protettivo
della croce rossa o della mezzaluna rossa. L'uso scorretto di questi
emblemi di protezione può costituire ipotesi di perfidia,
cioè un atto con il quale il belligerante fa appello, con
l'intenzione di ingannarla, alla buona fede dell'avversario per
fargli credere che ha il diritto di ricevere o l'obbligo di accordare
una protezione prevista dalle regole del diritto umanitario: la
perfidia può costituire un crimine di guerra.
b) Quanto i combattenti catturati, essi hanno diritto in ogni circostanza
al rispetto della loro persona e del loro onore. E' vietato condurre
il conflitto senza dare quartiere all'avversario e quindi i prigionieri,
se caduti in mano nemica in condizioni eccezionali di combattimento
che impediscano di sgomberarli, hanno diritto di essere liberati,
con l'adozione di tutte le precauzioni possibili per garantirne
la sicurezza.
Hanno diritto a essere trattati con umanità in ogni tempo
e senza alcuna distinzione sfavorevole basata su sesso, razza, nazionalità,
opinioni politiche, convinzioni religiose; di non subire violenze,
intimidazioni o insulti, di non essere spogliati e di essere sottratti
alla curiosità pubblica; di non favorire informazioni relative
alla propria parte; di conservare la piena capacità civile;
di ricevere le cure mediche di cui hanno bisogno; di essere internati
in luoghi lontani dalla zona di combattimento e non essere utilizzati
per mettere al riparo dallo operazioni militari determinati luoghi,
di ricevere alloggio in condizioni analoghe a quelle riservate alle
truppe della potenza detentrice; di ricevere razioni alimentari
e vestiario in misura sufficiente, nonché una adeguata igiene
e cure mediche; di non essere adibiti a lavori malsani, pericolosi
o umilianti, o che abbiano scopi militari e di ricevere una equa
indennità e godere delle agevolazioni concesse ai cittadini
della potenza detentrice che eseguono lavori analoghi; di intrattenere
corrispondenza con le loro famiglie; di avere precise garanzie nei
procedimenti giudiziari; di essere rimpatriati senza ritardo se
gravemente feriti; di essere comunque rilasciati e rimpatriati alla
fine delle ostilità attive. La potenza protettrice o il Comitato
Internazionale della Croce Rossa hanno diritto a verificare il rispetto
di queste regole.
c) Quanto alla popolazione civile, essa risulta protetta contro
gli effetti delle ostilità attraverso il divieto di attacchi
che non siano diretti contro un obiettivo militare preciso o realizzati
con mezzi e metodi di combattimento indiscriminati. Quando poi si
trovino in potere del nemico, le persone civili hanno diritto al
rispetto della persona, dell'onore, dei diritti familiari, delle
convinzioni e pratiche religiose, dei propri costumi. Vanno trattate
in ogni momento con umanità e protette contro atti di violenza
o intimidazioni, insulti o curiosità pubblica. Le donne saranno
specialmente protette contro ogni attentato al loro onore e in particolare
contro lo stupro, la costrizione alla prostituzione e ogni attentato
al pudore. Anche i minori e gli anziani hanno diritto a una protezione
speciale. I civili hanno diritto a essere trattati senza alcuna
distinzione sfavorevole basata su sesso, razza, religione o opinione
politica. Nei loro confronti, però possono essere prese misure
di controllo o di sicurezza che siano necessarie per il fatto della
guerra e che possono giungere fino al soggiorno obbligato e eccezionalmente
all'internamento. Non possono essere utilizzati per mettere, mediante
la loro presenza, località o zone al riparo delle operazioni
militari; non possono essere sottoposti a coercizioni fisiche o
morali, in particolare per ottenere informazioni da essi o da terze
persone. Non devono subire brutalità, violenza contro la
vita, pene corporali, torture, mutilazioni, esperimenti medici o
scientifici non necessari alla loro salute. Non possono essere presi
in ostaggio o essere oggetto di pene collettive. E' loro diritto
comunicare con la potenza protettrice o con il Comitato internazionale
della Croce Rossa. Si ricorda d'altra parte che, per un fine evidente
di tutela della popolazione civile, nei territori occupati la parte
in conflitto deve garantire il buon funzionamento dell'organizzazione
amministrativa e sociale, la sicurezza e il mantenimento dell'ordine
pubblico. La parte che ha controllo del territorio deve altresì
assicurare i mezzi di sussistenza alla popolazione civile e in caso
di carenza deve accettare, a determinate condizioni, azioni di assistenza
umanitaria, neutrali e imparziali, in favore della popolazione civile.
Serve anche ricordare che la Potenza occupante non può trasferire
forzosamente le persone civili. Può però sgomberare
totalmente o parzialmente una data regione, ma solo nella misura
e fintanto che sussistano le ragioni di sicurezza della popolazione
o necessità militari imperiose. Non può trattenere
le persone civili in una regione particolarmente esposta ai pericoli
della guerra, salvo che lo esigano la sicurezza della popolazione
o necessità militari imperiose. Non può deportare
o trasferire una parte della propria popolazione nel territorio
occupato.
Insomma, le
regole volte a garantire rispetto e protezione per le vittime appaiono
veramente essenziali, e in mancanza di esse, saremmo portati a negare
ogni idea di civiltà in presenza di un conflitto. Occorre
anche ben sottolineare come tra queste regole una posizione significativa
abbiano quelle poste a tutela della libertà di coscienza,
di religione e di culto delle vittime, quelle miranti alla tutela
del personale religioso e delle sue funzioni, quelle destinate alla
salvaguardia dei luoghi e degli edifici di culto che costituiscono
il patrimonio culturale e spirituale dei popoli. Si può altresì
osservare come, proprio in relazione al carattere essenziale delle
regole poste, le Convenzioni di Ginevra sviluppino profili della
disciplina che danno a questa una incisività del tutto peculiare:
in altri termini fissano una intangibilità delle regole in
ogni circostanza, in ogni tempo. Questa intangibilità si
appoggia sul divieto di ledere in rappresaglia le norme poste a
tutela delle vittime; sulla limitazione del concetto di necessità
militare al quale non si può ricorrere per giustificare il
mancato rispetto delle regole, se non nei limiti stretti in cui
la norma specialmente lo preveda; sul carattere irrinunciabile dei
diritti delle persone protette da parte delle stesse; sul divieto
di esonero da responsabilità degli Stati; sul ruolo ampiamente
riconosciuto agli Stati terzi al conflitto nella garanzia delle
regole. Deve ancora sottolinearsi che le regole essenziali di protezione
umanitaria sono poste in tutte le situazioni di conflitto armato,
anche per le guerre civile, cosicchè può dirsi che
il diritto di Ginevra condiziona lo stesso esercizio del potere
di governo, della sovranità verso l'interno: anzi, sotto
il profilo consuetudinario, negli anni più recenti, si è
verificato un consistente rafforzamento della disciplina dei conflitti
interni. D'altra parte sono le stesse Convenzioni a riconoscere
esplicitamente che il carattere forte della disciplina trova giustificazione
direttamente nel valore sostanziale dei principi da tutelare. Le
Convenzioni, nella nota Clausola Martens in esse inserita, richiamano
le <leggi dell'umanità> e le <esigenze della pubblica
coscienza>; si tratta di valori sostanziali connaturati alle
relazioni fra uomini e fra gruppi sociali che per il loro fondamento
(che fa presa sui concetti primordiali di umanità e di pubblica
coscienza) si impongono immediatamente, di forza propria, all'interno
del sistema di diritto, quale ius naturae. L'importanza dei valori
e delle regole che stanno alla base del diritto internazionale umanitario
spiega infine l'attenzione speciale delle Convenzioni di Ginevra
per l'attuazione, per la garanzia del sistema: esse contemplano
mezzi preventivi di attuazione, quali la diffusione delle regole
e la loro corretta trasposizione negli ordinamenti giuridici nazionali;
esse contemplano mezzi di controllo realizzato per mezzo della Potenza
protettrice, del Comitato internazionale della Croce Rossa o di
commissioni di inchiesta; esse contemplano mezzi sanzionatori, quali
la responsabilità individuale per crimine di guerra. Ho osservato
all'inizio di questa riflessione che su quell'ultima forma di garanzia
si cerca nella comunità internazionale di fare affidamento
in questo periodo per riaffermare l'effettività del sistema
minato da tremende violazioni. Se l'impegno per porre un freno all'impunità
appare doveroso, nello stesso tempo occorre però sottolineare
che trattasi di un impegno monco, se non accompagnato, ripeto, da
uno sforzo ancora più intenso da realizzare nella prevenzione.
E' urgente agitare con adeguata determinazione secondo l'idea originaria
di Ginevra, e che tutt'ora dopo mezzo secolo resta la più
valida, idea per la quale occorre puntare, da un lato, sulla elaborazione
di una legislazione interna che sia di riferimento chiaro della
coscienza collettiva di ogni comunità nazionale e, da altro
lato, sulla diffusione delle regole del diritto umanitario. Accanto
alla presenza della legislazione interna, la diffusione del diritto
internazionale umanitario, la formazione, l'educazione della persona
al rispetto dei valori fondamentali e universali è lo strumento
in cui credere con maggiore fermezza per vincere in prospettiva
e in modo duraturo la difficile battaglia a favore del rispetto
in ogni circostanza delle Convenzioni di Ginevra del 1949. L'esperienza
ci dimostra che alla base del rispetto del diritto internazionale
umanitario è in primo luogo la presenza, in ciascuno, della
coscienza del valore della persona.
Paolo Benvenuti
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ICRC NEWS 33 - 11 Agosto 1999
NUMERO SPECIALE:
50° ANNIVERSARIO DELLE CONVENZIONI DI GINEVRA
Le Convenzioni
di Ginevra sotto i riflettori
Lo sviluppo del diritto della guerra e la sfida dell'applicazione
nel mutevole ambiente dei conflitti
Il 20° secolo,
che ha visto due Guerre Mondiali, l'invenzione e l'uso di armi chimiche
e nucleari ed un notevole numero di persone, civili in particolare,
uccisi in azioni di guerra, può a ragione chiamarsi il "secolo
della guerra", ma è anche il secolo che ha prodotto
il primo trattato umanitario universale.
Regole relative
alla condotta delle ostilità non erano state codificate fino
alla fine 19° secolo e l'esperienza della Guerra Mondiale ha
ben presto mostrato le loro deficienze. I Paesi in guerra sono stati
obbligati a proteggere i soldati feriti durante i combattimenti.
Ma il diritto dei prigionieri di guerra (PG) non era ancora pienamente
garantito. Il destino
di due milioni di PG è dipeso dalla buona volontà
dei loro carcerieri. Tutto questo è cambiato durante il 1920,
quando la comunità internazionale ha esteso la protezione
giuridica ai PG.
Dal tempo della
Guerra Civile spagnola, attacchi ai civili sono divenuti una caratteristica
significativa delle guerre del 20° secolo. Anche in Estremo
Oriente, grandi città sono state attaccate senza riguardi
per le popolazioni civili e le guerre lampo hanno cambiato la natura
dei conflitti. Per le autorità del Terzo Reich, deportazioni
e campi di concentramento non erano illegali secondo il diritto
codificato, ed anche se l'uccisione di massa di civili, era un reato
secondo le leggi consuetudinarie, non era stata proibita espressamente
dai trattati internazionali. Il bombardamento delle città,
ha raggiunto l'apice quando bombe nucleari sono esplose sopra Hiroshima
e Nagasaki.
Da quel momento
in poi, la sopravvivenza della razza umana è dipesa dalla
sua capacità di regolare la guerra. Nel 1949, le tre esistenti
convenzioni di Ginevra sono state rivedute ed una specifica quarta
è stata creata per proteggere i civili durante i conflitti
armati.
Ma presto è
apparso evidente che in questi nuovi trattati c'erano delle lacune.
Negli anni del dopo guerra, sono iniziate delle insurrezioni armate
contro i governi legittimi, ed il trattamento dei civili è
divenuto un punto chiave. Gli americani avevano avuto esperienze
simili durante la guerra del Vietnam, durante la quale si sono trovati
a combattere un nemico quasi invisibile. Questo ha spinto la comunità
internazionale a discutere su quanto le guerre civili avevano insegnato.
I suoi rappresentanti hanno sviluppato un diritto dei conflitti
armati, per dare una maggiore protezione ai civili durante le azioni
di guerra: nel 1977 i Protocolli aggiuntivi alle Convenzioni di
Ginevra hanno coperto anche i conflitti interni.
Il muro di Berlino,
ultimo simbolo della Guerra Fredda, è stato abbattuto nel
1989. Ma invece dell'era di pace e di stabilità che ognuno
aveva sperato fosse seguita, nuove forme di conflitto hanno cominciato
ad emergere. Con la fine della Guerra Fredda, la rivalità
delle superpotenza nella maggior parte dei Paesi del mondo è
decresciuta. Prima del 1989 i conflitti in Africa, Asia ed America
Meridionale era stati prossimi alla guerra. L'intero mondo politico
li osservava. Oggi questi conflitti sono abbandonati a se stessi.
Inoltre, essi non rientrano più nei modelli tradizionali
di guerre internazionali tra Stati e non sempre sono combattute
da soldati professionali. Nei campi di prigionia, gli uomini vengono
affamati e maltrattati. Civili innocenti sono uccisi e seppelliti
in fosse comuni. In una tale vuoto di morale e politica, la sopravvivenza
della stessa società civile è in forse
Ma ora la comunità
internazionale ha deciso di indagare su questi crimini e la persecuzione
dei criminali di guerra non è confinata alla sola Europa
(Tribunale dell'Aia). Una Corte Penale Internazionale è stato
approntata anche ad Arusha, nella Tanzania settentrionale, per trovare
le persone sospettate di essere coinvolte nel genocidio in Rwanda.
Queste prove
sottolineano l'aumentato impegno del comunità internazionale
nel perseguire i criminali di guerra - ed anche i suoi tentativi
di dare maggiore applicazione alle Convenzioni di Ginevra.
Per gran parte,
le guerre degli anni '90 sono segnate da caos e sregolatezza. Il
diritto umanitario, codificato alla fine del secolo passato, sembra
essere divenuto trascurabile. Nuove strade devono essere intraprese
e devono essere intensificati gli sforzi per evitare orrori peggiori
ed assicurare che le vittime possano conservare la loro dignità.
Questi sforzi non possono essere attuati in tempi brevi, per il
fatto che le Convenzioni di Ginevra sono costruite anche sul principio
di base che la guerra debba essere limitata dai dettami della coscienza
pubblica.
* * *
"People
on War"
Il progetto simbolo per rimarcare il 50° anniversario delle
Convenzioni di Ginevra
Molti mesi fa,
quando il 12 agosto 1999 era ancora una data lontana sul calendario,
il CICR si chiedeva quale fossa il modo più adatto per contraddistinguere
il 50° anniversario delle Convenzioni di Ginevra. Evidentemente,
non poteva essere un'occasione gioiosa - ci sono state anche molte
sofferenza in questi 50 anni - ma certo non poteva passare inosservato.
Da ciò l'idea di effettuare un'ampia indagine per avere l'opinione
delle vittime della guerra e di coloro che portano le armi, per
chiedere alle persone "comuni" che erano state colpite
direttamente da guerra le proprie sensazioni, sulla base della propria
esperienza, secondo lo slogan "Ogni guerra ha dei limiti".
Per gli scopi
di questo progetto, intitolato "People on War," il CICR
ha registrato le interviste a migliaia di persone in 11 Paesi colpiti,
o già colpiti, dalla guerra: Afghanistan, Bosnia-Herzegovina,
Colombia, Salvador, Georgia, Abkhazia, Israele ed i territori occupati
ed autonomi, Libano, Nigeria, Pilippine, Somalia ed Africa Meridionale.
Le informazioni sono state prese attraverso questionari individuali,
interviste e discussioni del gruppo. In parallelo, un simile ma
meno dettagliato esame è stato condotto fra la popolazione
di Paesi in pace: Francia, la Federazione russa, Svizzera, il Regno
Unito ed gli Stati Uniti. Una società americana, la Greenberg
Indaga Inc., è stata ingaggiata per elaborare il miglior
metodo di indagine e per l'analisi dei risultati del progetto.
Un rapporto
separato sarà tracciato per ogni Paese coperto, ed un rapporto
globale comparativo sarà pubblicato in seguito. Questa sarà
la prima analisi ai "raggi X", per così dire, dello
stato del diritto internazionale umanitario, del quale le Convenzioni
di Ginevra sono la pietra miliare.
Per il CICR
e per tutti coloro interessati direttamente o indirettamente allo
sviluppo d'azione umanitarie e che desiderano risolvere i problemi
incalzanti che danneggiano la sua efficacia, il progetto "People
on War" dovrebbe fornire alcune indicazioni preziose durante
i prossimi mesi. Per rilanciare un dibattito internazionale sulla
validità dei principi del diritto internazionale umanitario
ed offrire ai circoli interessati il primo studio comparativo sul
livello di conoscenza del diritto, e per aprire un nuovo dialogo
con le parti in conflitto ed altri attori della scenario mondiale,
il progetto promette di essere un mezzo indispensabile per la preparazione
dell'agenda umanitaria del 21° secolo.
Il progetto
ha raggiunto già un gran numero di persone, oltre un migliaio
di intervistati in vari contesti, una dura e vasta prova logistica
che ha richiesto il coinvolgimento personale, sia fisico sia intellettuale,
di centinaio di volontari delle Società Nazionali di Croce
Rossa e Mezzaluna Rossa ed un numero considerevole di altri partner
locali e contatti.
Nella visione
del CICR, il fatto stesso di aver portato a termine una consultazione
su così vasta scala, malgrado enormi difficoltà organizzative,
è un già un successo, sebbene l'analisi dei dati ed
la stesura di una bozza dei rapporti richiede più tempo di
quanto previsto.
Maggiori dettagli, un modello del questionario e, in breve, i risultati
iniziali possono essere trovati presso http:\\www.onwar.org, il
sito Web speciale del progetto.
Alla vigilia
dell'anniversario dell'avvio del progetto "People on War",
il CICR trae molta soddisfazione dal rinnovato dialogo con persone
che considera essere della massima importanza: quelli che fanno
la guerra o soffrono dei suoi effetti sul terreno. Lo scopo ultimo
è mobilitare l'opinione pubblica mondiale. Attraverso il
progetto "People on War", il CICR vuole affermare che
la guerra non è inevitabile, ma è determinata dalla
coscienza degli individui.
CITAZIONI
"Se ti
trovi in un conflitto, non perdere la tua qualità umana.
Non disumanizzarti. Ciò aiuterà il destino a non fare
errori e a non sprecare vite umane. E la cosa migliore a cui puoi
sperare in un conflitto è non perdere la tua umanità."
Ex guerrigliero del Salvador
"È
piuttosto doloroso uccidere una persona. Siamo assassini - abbiamo
ucciso. Le nostre mani sono rosse di sangue. Pensavamo di proteggere
la comunità, ma ancora oggi siamo visti come tanti assassini"
Ex combattente africano in un distretto amministrativo del sud
"Mi piacerebbe
dire quanto sia importante il livello di consapevolezza fra le persone
del bisogno di applicare una legge. Ci sono molto persone che sfortunatamente
non conoscono queste regole, queste leggi. Divengono
vittime essi stessi ... questo danno colpisce loro stessi. Pensano
che ciò sia normale. Pensano che ciò è come
dovrebbe essere, che questa è la vita, perché sono
ignoranti."
Donna in Libano che ha perso il marito
"Mia sorella
che ha 57 anni e che è vissuta sola a Sarajevo, è
stata uccisa là. Se avessi preso l'uomo che ha ucciso mia
sorella gli avrei tagliato la gola. Non pensi che l'avrei fatto.
Comunque, ora, a freddo, la penso diversamente. Ma in quel momento
che non so cosa gli avrei fatto, in preda all'ira."
Civile in Bosnia-Herzegovina
"Uccidere
i prigionieri non riporta in vita un parente morto, non risolve
la guerra. Invece peggiora ed è contrario all'Islam. Dovrebbero
passarli alle agenzie umanitari."
Donna sloffata in Somalia
"Se un
Paese è attaccato dall'esterno, le gente è più
unita. In un conflitto interno la natura bestiale delle persone
viene fuori. Arrivano a poter uccidere i figli."
Anziana donna in Georgia
"Una guerra
senza regole sarebbe una guerra crudele dove nulla conta. Solo il
vincitore. E vincere non è tutto."
Guerrigliero della Colombia
* * *
Il 50° anniversario nel mondo
Punto d'inizio per un "maremoto umanitario"
Le Società
Nazionali della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa di tutto il
mondo hanno attivato una vasta serie di attività per il giorno
12 agosto e giorni vicini, per contrassegnare il 50° anniversario
delle Convenzioni di Ginevra, prendendo parte alla campagna del
CICR "People on War" e promuovendo la conoscenza delle
regole di condotta della guerra.
Queste attività a livello nazionale sono mirate a una varietà
di gruppi target. In cooperazione con le autorità, istituzioni
scolastiche e militari, si terranno una quantità di seminari,
tavole rotonde e conferenze sul diritto internazionale umanitario
(DIU). Alcune Società Nazionali hanno tradotto le Convenzioni
di Ginevra nelle loro lingue nazionali per la prima volta, mentre
altre forniranno a delle scolaresche pacchi di libri sul DIU contenenti
casi pratici illustrati. Conferenze sul DIU ci saranno nei licei,
nelle università e nei gruppi giovanili per diffondere la
conoscenza dei principi umanitari.
I mezzi di comunicazione
di massa informeranno con ampie panoramiche per creare un dialogo
sul ruolo significativo che possono giocare nella diffusione e nell'implementazione
del DIU. L'interesse del pubblico per 50° anniversario sarà
attirato con esposizioni, concerti, eventi sportivi, francobolli
commemorativi, sondaggi di opinioni, concorsi e riunioni, piantare
alberi, campagne di promozione dell'emblema e festival cinematografici,
attraverso i media. Molte Società Nazionali useranno i loro
contatti con la stampa nazionale con la stampa per diffondere il
materiale prodotto dall'unità promozionale della campagna
"People on War".
Il 12 agosto,
programmi speciali saranno trasmessi in TV e radio, articoli ed
editoriali dei rappresentanti della Croce Rossa/Mezzaluna Rossa
appariranno in giornali e periodici. A Ginevra il Presidente del
CICR leggerà un Solenne Appello, che rifletterà le
preoccupazioni delle persone consultate sul DIU in tutto il mondo.
L'appello sarà firmato da un gruppo di personaggi di fama
mondiale, invitati a titolo personale, incluso il Segretario Generale
delle Nazioni Unite Secretary, Kofi Annan. Esponenti della Federazione
elvetica, cantonali ed autorità della città, diplomatici
con sede a Berna o Ginevra e i vertici di organizzazioni internazionali
saranno presenti alla cerimonia della commemorazione.
I risultati
dell'indagine "People on War" saranno presentati ai 188
Paesi parti alle Convenzioni di Ginevra e alle 175 Società
Nazionali durante la 27° Conferenza Internazionale della Croce
Rossa e Mezzaluna Rossa (31 ottobre - 6 novembre 1999).
E poi? Un più
ampio piano d'azione umanitario sarà dibattuto ed adottato
durante la Conferenza, ed i risultati della campagna daranno una
nuova spinta emotiva. Insieme, gli eventi che segnano il 12 agosto
e la presentazione pubblica dei risultati della campagna saranno
il punto iniziale per la creazione di un "maremoto umanitario",
che procederà nel nuovo millennio. La conoscenza pubblica
del Movimento Internazionale della Croce Rossa e Mezzaluna Rossa
e delle Convenzioni di Ginevra alla fine del millennio e la campagna
"People on War" si presume, possano stimolare un dibattito
importante e permetteranno di redigere la bozza dell'agenda umanitaria
del 21° secolo.
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ICRC NEWS n. 34 - 19 agosto 1999
ANGOLA: INCREMENTO
DELL'ASSISTENZA DEL CICR A PLANALTO
Il 16 agosto tre aerei cargo noleggiati dal CICR, ha portato più
di 100 tonnellate di cibo ed altri approvvigionamenti a Huambo.
COLOMBIA: IL
CICR HA ASSISTITO OLTRE 170000 DEPORTATI NEL 1999
Il conflitto interno in Colombia si è intensificato negli
scorsi sei mesi, divenendo un peso sempre maggiore sulla popolazione
civile e spingendo molte persone a lasciare le loro case.
ISOLE SOLOMON:
IL CICR ASSISTE 7000 DEPORTATI SULL'ISOLA DI MALAITA
La delegazione del CICR ha recentemente approntato un'operazione
di emergenza per assistere alcuni delle 17000 persone che hanno
lasciato le loro case ed hanno cercato rifugio intorno e nella capitale,
Honiara, e sull'isola di Malaita, dopo lo scoppio delle violenze
di quattro mesi fa.
COSTA D'AVORIO:
UNA FESTIVAL CULTURALE CONTRO GLI ECCESSI DELLA GUERRA
"Sebbene la guerra rifletta la mancanza di comprensione fra
i popoli, ancora interessa tutti noi". Queste parole, dalla
voce irresistibile del cantante Ano Mira, sono volate sopra la folla
riunita nel teatro all'aperto Abidjan City Hall.
LIBERIA: TRIBUTO
ALLE CONVENZIONI DI GINEVRA:
Per contrassegnare il 50° anniversario delle Convenzioni di
Ginevra, una statua è stata scoperta il 10 agosto a Monrovia,
la capitale della Liberia, un Paese uscito da poco da sette anni
di guerra fratricida.
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ICRC NEWS 35 del 25 agosto 1999
REPUBBLICA DEMOCRATICA
DEL CONGO
LA CROCE ROSSA AIUTA I RESIDENTI DI KISANGANI
Lunedì
23 agosto, un aereo cargo del CICR è atterrato con una tonnellata
di approvvigionamenti a Kisangani. In risposta al combattimento
che è scoppiato a metà agosto, il personale del CICR
ha visitato le postazioni di soccorso, le persone detenute a seguito
degli scontri e ha verificato la situazione di sicurezza con le
varie parti in conflitto.
Con l'inizio
del cessate il fuoco del 18 agosto, il CICR ha avviato, in collaborazione
con i volontari della Società di Croce Rossa del Paese e
un gruppo olandese di "Medici senza frontiere", il ricovero
di oltre 50 persone ferite, sia militari sia civili, - nei 16 ospedali
della città ed altri presso delle case di cura. Il personale
del CICR, intanto ha osservato i bisogni di questi ospedali e delle
cliniche private ed ha provveduto a rifornirle di materiale di emergenza.
In tutto, sono stati contati 131 pazienti, tra militari e civili,
feriti in guerra. Inoltre 80 volontari della locale Croce Rossa
hanno aiutato il CICR a rimuovere i cadaveri di 34 soldati uccisi
durante gli scontri tra Uganda e Ruanda; squadre della Croce Rossa
hanno pulito e disinfettato le strade dove gli intensi combattimenti
erano infuriati per quattro giorni.
Infine, il CICR
ha evacuato 17 rappresentanti di varie agenzie delle Nazioni Unite
che avevano partecipato ad un programma di vaccinazione nell'area
ed erano stati sorpresi dai combattimenti di Kisangani. Con loro
c'era anche un giornalista occidentale ferito.
Per maggiori
informazioni: Juan Martinez, CICR Ginevra, tel. ++41 227302281
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6 ---------------
E' ora possibile
ricercare automaticamente argomenti pubblicati nelle pagine del
sito MICR (HTTP://www.dsmnet.it/micr) o presenti nei notiziari e
documenti messi a disposizione, Per provare connettetevi a http://www.dsmnet.it/micr/html/trova.html
Se poi attraverso il libro ospiti anch'esso attivato lasciate un
parere ci aiutate nel collaudo.
E' inoltre possibile aggiungere ulteriori siti nel motore di ricerca,
siti per i quali aspettiamo proposte da voi, se le proposte arriveranno
il risultato sarà di aver creato un motore di ricerca dedicato
al DIU.
Sottolineo che tutto quanto viene qui fatto non ha costi per la
CRI. Il sito MICR è ospitato da DSMNET di DAL SASSO MARCO
gratuitamente. I notiziari sono sullo spazio gratuito di http://space.tin.it
Il motore di ricerca è fornito da HTTP://www.freefind.com
Le statistiche da HTTP://www.xoom.it
Per finire una
preghiera, quando cambiate indirizzo email ricordatevi di scriverci,
altrimenti passo le serate a scaricare dalla mia posta i notiziari
"resi". Un saluto a Tutti, Valter Riva
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