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17 APRILE 1999
nr. 25
Notiziario a cura del Museo Internazionale Croce Rossa
Castiglione delle Stiviere (MN)
Contenuto:
1. ICRC NEWS 11-12-13-14 Traduzione di Luigi Micco.
2. Comunicato di stampa congiunto Federazione nr. 99/10 CICR nr.
99/19
Traduzione di Sabrina Bandera
3. Gruppo di lavoro su problemi umanitari del "Peace Implementation
Council" INFO-PRESS nr.89 del 6 aprile 1999. Traduzione di
Luigi Micco.
4. posizione del CICR sulla crisi nel Kossovo (pubblicata nel sett.1998)
Traduzione di Luigi Micco.
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ICRC NEWS 12
LIBERIA: RIPRISTINO DEL PROGETTO IN OTTO PRIGIONI:
In marzo il CICR ha cominciato a ripristinare la cucina e le installazioni
sanitarie in otto prigioni della Liberia, tre di loro in Monrovia
e cinque
in zone rurali. Sacchi di cemento, mattoni, attrezzi e serbatoi
per l'acqua
sono stati trasportati dalla capitale nelle parti remote del Paese,
perché
nessun materiale o equipaggiamento era disponibile in loco.
MOROCCO/ SAHARA OCCIDENTALE: LA SQUADRA MEDICA DELL'ICRC VISITA
I
PRIGIONIERI MAROCCHINI PRESSO IL FRONTE POLISARIO:
Tra il 6 e il 20 marzo una squadra del CICR composta da un medico,
un
oftalmologo ed un dentista ha visitato un gran numero di prigionieri
Marocchini (1877), tenuti vicino al fronte Polisario nella regione
Algerina
di Tindouf.
PROGETTO "PERSONE IN GUERRA": GIUNTO A METÀ:
Ufficialmente lanciato lo scorso novembre, messo a punto in Colombia
il
mese precedente, il progetto del CICR "Persone in guerra"
ha raggiunto metà
del suo sviluppo.
GUERRA E ACQUA
Guerra ed acqua sono sempre state indissolubilmente collegate. La
logica è
chiara: distruggere l'accesso dei propri nemici alle fonti d'acqua
vuol
dire ridurre la loro abilità alla lotta. Nell'arido Medio
Oriente, molti
analisti credono che una delle dispute maggiori, sia il controllo
dei corsi
dell'acqua della regione.
ICRC NEWS 13
IUGOSLAVIA: IL CICR AIUTA I CIVILI CHE FUGGONO DAL KOSOVO:
Dal 29 marzo il CICR ha deciso di ritirate il proprio personale
internazionale dal Kosovo perché il rapido aggravarsi della
situazione non
garantiva più la sicurezza necessaria per proseguire nelle
sue attività
umanitarie.
ANGOLA: CICR ANCORA A KUITO:
Dopo i pochi giorni trascorsi, Kuito, nella Planalto angolano, è
di nuovo
sotto il fuoco nemico, e ciò spinge di Kunje e d'altre zone
particolarmente
esposte della periferia della città a convergere sul centro.
TAJIKISTAN: IL CICR ASSISTE LE VITTIME TIFOIDEE IN GARM:
In uno sforzo per contenere un'epidemia di febbre tifoidea che è
scoppiata
in Garm due settimane fa, il CICR e la Società Nazionale
della Mezzaluna
Rossa del Tajikistan ha provveduto all'assistenza medica e ha lanciato
una
campagna d'informazione pubblica in tutta la regione.
ICRC NEWS 14
IUGOSLAVIA: IL CICR INVIA AIUTI AD ALEKSINAC:
A seguito delle incursioni aeree NATO su Aleksinac di lunedì
scorso, il
CICR congiuntamente alla Croce Rossa Iugoslava ha effettuato un
esame della
situazione umanitaria nella città.
LIBERIA: DIFFUSIONE DEL DIRITTO INTERNAZIONALE UMANITARIO:
"E' essenziale per i combattenti osservare le regole fondamentali
del
Diritto Internazionale Umanitario durante le operazioni militari
effettuate
in situazioni di crisi o violenza", ha detto un ufficiale che
aveva appena
completato un corso sul Diritto Internazionale Umanitario per futuri
istruttori dell'esercito, polizia e forze di pubblica sicurezza
della Liberia.
UGANDA: SEMI PER GLI SFOLLATI:
Adelaide è il capo di una delle 62,000 famiglie sfollate
che vivono in 26
villaggi protetti in Acholiland che ha ricevuto sollievo dalla fornitura
del CICR durante l'ultima settimana di febbraio e la prima di marzo.
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Comunicato di stampa congiunto
Federazione nr. 99/10
CICR nr. 99/19
2 Aprile 1999
CRISI NEI BALCANI: APPELLO DEL MOVIMENTO INTERNAZIONALE DELLA CROCE
ROSSA E DELLA MEZZALUNA ROSSA PER PIU' DI 100 MILIONI DI FRANCHI
SVIZZERI
Il Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna
Rossa
ha lanciato un appello iniziale per più di 100 milioni di
franchi
svizzeri necessari per far fronte alle conseguenze umanitarie
devastanti della crisi che si sta svolgendo nei Balcani.
Secondo le stime, 200.000 rifugiati e profughi che fuggono dal
Kosovo
sono già arrivati in Albania, in Montenegro e nella ez-Repubblica
jugoslava di Macedonia, e il loro numero aumenta di ora in ora.
Essi
sono spesso traumatizzati, hanno disperatamente bisogno di aiuto
e
non vedono davanti a loro che un futuro estremamente incerto.
Praticamente non c'è più una presenza internazionale
in kossovo dopo
il ritiro del CICR e l'inquietudine quanto alla sorte dei civili
rimasti nella provincia non cessa di crescere.
Dall'inizio della crisi, le organizzazioni della Croce Rossa in
Montenegro e nei paesi vicini - sostenute da un numero crescente
di
delegati del Comitato Internazionale della Croce Rossa (CICR) e
della
Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e
di
Mezzaluna Rossa - lavorano giorno e notte per fornire a
coloro che arrivano via via soccorsi e cure mediche essenziali.
Allo stesso tempo, dal momento che le oprerazioni militari proseguono
altrove nella Repubblica Federale di Jugoslavia, i civili che vi
si
trovano sono ugualmente confrontati ad una situazione sempre più
difficile, passando notte dopo notte nei rifugi. Dall'inizio dei
bombardamenti, la Croce Rossa jugoslava assiste le vittime e fornisce
i soccorsi medici.
Le priorità del Movimento sono le seguenti:
* Prendere tutte le misure per aiutare a proteggere i civili del
Kosovo. Le équipes del CICR continueranno a raccogliere presso
i
rifugiati e i profughi informazioni sulla sorte dei loro familiari
rimasti in Kosovo.
* Continuare a fornire ai rifugiati e ai profughi all'interno del
paese i soccorsi di urgenza, soprattutto viveri, medicinali e
materiale medico, acqua, materiali per la costruzione di un riparo
e
altri articoli indispensabili. A lungo termine, fornire materiale
scolastico, assitenza sociale e un aiuto psicologico, assicurando
un
sostegno permanente alle organizzazioni della Croce Rossa in Albania,
in Montenegro, nella ex-Repubblica jugoslava di Macedonia e in
Bosnia-Erzegovina.
*Fornire medicinali, materiale medico e altri soccorsi alla Croce
Rossa jugoslava per permetterle di far fronte ai bisogni derivati
dal
conflitto, e sostenere i programmi portati avanti dalla Società
Nazionale in favore dei rifugiati della Croazia e della Bosnia -
Erzegovina.
Glia avvenimenti si aggravano di ora in ora e di conseguenza un
appello completo che terrà conto dell'evoluzione della situazione
sarà lanciato la settimana prossima.
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CICR news and communications
INFO-PRESS nr.89 del 6 aprile 1999
Gruppo di lavoro su problemi umanitari del "Peace Implementation
Council"
Dichiarazione del Presidente del Comitato Internazionale della
Croce Rossa
Dott. Cornelio Sommaruga
Ginevra, 6 Aprile 1999
Le parole sono sempre più inadeguate per descrivere le devastazioni
nei
Balcani. La regione ha testimoniato un elenco terrificante di tragedie,
sia
individuali, sia collettive, da oltre dieci anni. Prima c'era la
Croazia.
Poi la Bosnia-Herzegovina. Ora siamo di fronte ad un conflitto che
s'allarga[1] sempre più in Kosovo ed in tutta la Repubblica
Federale
Iugoslava, le cui implicazioni umane sono semplicemente disastrose.
Di
fatto, sono convinto che le ripercussioni le sentiremo per decenni
a venire.
Mi sento costretto ad esprimere la mia personale costernazione
per
l'allargarsi della situazione in Kosovo. La prima cosa che viene
di pensare,
è lo spettacolo di così tante vite distrutte davanti
ai nostri occhi. Il
numero di persone forzate ad abbandonare le proprie case si contano
ora a
centinaia di migliaia, ed il loro trauma è inimmaginabile.
Le testimonianze
ci assicurano che c'è un tentativo di spingere una vasta
maggioranza della
popolazione d'origine albanese fuori del Kosovo.
In aggiunta a ciò, l'ICRC ha ragione di temere per le condizioni
dei civili
in Kosovo, in molti casi, in pericolo di vita. Ho chiesto e non
cesserò di
chiedere alle autorità Iugoslave al livello più alto
di prendere misure
immediate ed effettive per assicurare l'incolumità della
popolazione
d'origine albanese in Kosovo.
E' importante anche porre l'accento e la nostra preoccupazione
circa
l'impatto in termini umanitari degli attacchi aerei nella Repubblica
Federale Iugoslava, dove i civili trascorrono notte dopo notte in
rifugi
antiaerei, con timore, pena fisica e preoccupazione per l'incolumità
dei
propri cari e dei vicini.
L'ICRC ha formalmente ricordato agli stati membri della NATO e
alle autorità
iugoslave i loro obblighi relativamente alle regole ed ai principi
del
Diritto Internazionale Umanitario, in particolare per quello che
riguarda la
condotta delle ostilità, ovvero alle disposizioni della III
Convenzione di
Ginevra riguardo al trattamento di prigionieri di guerra.
Ora mi piacerebbe fare alcune osservazioni precise rispetto ai
massicci
movimenti di popolazione fuori dal Kosovo verso la Repubblica di
Montenegro,
Albania e la Repubblica di Macedonia.
Primo, deve essere posto l'accento ancora una volta su quello che
non è
sufficiente identificare semplicemente come una "catastrofe
umanitaria." Un
conflitto su così vasta scala, che ha causato un'improvvisa
ed ampia crisi
di profughi, sicuramente la più grande in Europa durante
la seconda metà di
questo secolo, è essenzialmente una catastrofe politica e
sociale che ha
delle immense implicazioni umanitarie.
In secondo luogo, sono stati fatti dei commenti sull'"incapacità"
delle
organizzazioni umanitarie nell'affrontare la situazione. Lasciatemi
essere
molto chiaro su questo: le organizzazioni umanitarie, tra cui il
Movimento
Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa, cercano
di
affrontare la crisi, ma evidentemente la sua ampia dimensione richiede
una
mobilitazione speciale.
Alcune dure decisioni politiche saranno richieste da parte della
comunità
internazionale, affinché nei Balcani possa essere conservata
la più ampia
stabilità. L'ICRC desidera fare eco alla richiesta fatta
dall'Alto
Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati e da altri governi
per
accettare un gran numero di rifugiati, in modo provvisorio, nei
loro
rispettivi Paesi. Alcuni governi hanno già indicato la loro
intenzione di
procedere in questa direzione. Questo passo incoraggiante dovrebbe
essere
accompagnato da misure atte a prevenire la separazione dei nuclei
familiari.
Una tale suddivisione del carico rassicurerà l'Albania e
la Macedonia che
non saranno le sole a subire le conseguenze dell'afflusso di rifugiati.
Allo
stesso tempo faccio un forte appello alle autorità di Skopje
di aprire le
frontiere senza perdere ulteriore tempo e permettere l'ingresso
alle decine
di migliaia d'uomini, donne e bambini che sono stati bloccati per
giorni
nella pericolosa terra di nessuno.
Mosse urgenti sono necessarie per risolvere questa situazione deplorabile:
le frontiere devono essere aperte in Macedonia ed altrove!
Parallelamente, un gran numero di Stati hanno già espresso
la loro
intenzione di usare tutti i mezzi disponibili per risolvere la crisi
dei
rifugiati in Albania e in Macedonia, inclusi mezzi militari. Lasciatemi
ricordare, comunque, il travaglio di migliaia di civili d'origine
albanese
giunti in Montenegro, dove il Movimento Internazionale della Croce
Rossa e
della Mezzaluna Rossa è l'organizzazione più operativa.
Inoltre, colgo l'occasione per mettere l'accento sul fatto che
l'ICRC e la
Federazione Internazionale delle Società di Croce Rossa e
Mezzaluna Rossa,
dallo scoppio di questa crisi, hanno incrementato le loro attività
in aiuto
delle vittime dei conflitti nella Repubblica Federale Iugoslava,
in Albania
e in Macedonia. Queste attività si focalizzano non solo sull'assistenza
materiale, ma anche nell'alleviare le conseguenze di un conflitto
dove così
tante persone sono forzate ad abbandonare le proprie loro case:
la perdita
dei contatti con i propri parenti ed amici.
Questo causa un'insopportabile sofferenza per persone che vivono
già in
condizioni terrificanti. Allo stesso tempo il Movimento Internazionale
della
Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa ha messo su una strategia regionale
che
contiene l'appello lanciato oggi. In questa strategia il ruolo cruciale
è
giocato e continuerà ad essere giocato dalle Società
Nazionali di Croce
Rossa dei Paesi impegnati. Giorgio Weber, Segretario Generale della
Federazione Internazionale, ha sottolineato che le maggiori risorse
del
Movimento Internazionale della Croce Rossa e della Mezzaluna Rossa
sono
state mobilitate per assicurare una risposta alle urgenti necessità
dei
giorni e delle settimane a venire.
Devo insistere qui sul fatto che la presenza della Croce Rossa
sarà
essenziale sia all'interno della Yugoslavia, in modo da provvedere
all'assistenza e dove possibile alla protezione, delle vittime,
e sia fuori
dal Paese per provvedere ai bisogni dei profughi.
A questo riguardo, mi piace evidenziare il positivo grado di coordinazione
tra l'ICRC, la Federazione Internazionale ed altre organizzazioni
umanitarie, come in particolare con l'UNHCR, in questa fase critica.
Permettetemi di concludere per affermare che chiunque è
interessato da
questo dramma deve mostrare un senso di responsabilità. Ci
sono persone che
necessitano del nostro intervento urgente e concordato, e nessuno
- né
governo, né organizzazione - è in grado di affrontare
questa crisi da solo.
[1] Dal 24 marzo 1999, gli eventi nella Repubblica Federale Iugoslava
si
sono succeduti con spaventosa velocità. Il Comitato Internazionale
della
Croce Rossa (ICRC) è profondamente allarmato dal diffondersi
del conflitto,
che prende una dimensione regionale sempre maggiore ed ha conseguenze
incalcolabili in termini umanitari.
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Dichiarazione pubblica del CICR sulla situazione nel Kossovo
Il CICR ha adottato, da molto tempo, una politica di rapporti
confidenziali, presso le Parti di un conflitto, quando reputa necessario
attirare la loro attenzione sulle violazioni del Diritto Internazionale
Umanitario o su alcune situazioni inaccettabili da un punto di vista
umanitario, e di richiedere ai responsabili la cessazione di questi
comportamenti.
Tuttavia, il CICR ha sempre voluto riservarsi la possibilità
di fare alcune
dichiarazioni pubbliche sulla situazione di un conflitto, quando
le
circostanze lo avessero richiesto. È il caso, ad esempio,
quando i suoi
Delegati si trovano di fronte a questioni umanitarie particolarmente
gravi,
provocate o aggravate da violazioni continue o ripetute delle elementari
regole umanitarie.
Il 15 settembre 1998, il CICR ha reso pubblica la sua posizione
sulla crisi
nel Kossovo.
La Revue propone questo documento per i suoi lettori, come esempio
di una
dichiarazione pubblica, effettuata dal CICR, a proposito di una
situazione
di conflitto o di tensioni interne.
La Revue
La posizione del CICR in merito alla crisi del Kossovo.
Gli avvenimenti si sono aggravati nel Kossovo. Il Comitato Internazionale
della Croce Rossa (CICR) si è convinto che la situazione
in questa regione
sia arrivata ad uno stadio critico, per le conseguenze umanitarie
della
popolazione civile.
Tutti coloro che sono implicati nel conflitto sono costretti ad
assumersi
le proprie responsabilità.
In questo stesso momento, e come avviene d'altronde da diverse settimane,
svariate decine di migliaia di civili sono prigionieri del ciclo
distruttore di attacchi e deportazioni. Essi subiscono violenze,
le loro
vite sono minacciate, le loro case distrutte; sono separati dalle
loro
famiglie o vittime di rapimenti. Migliaia di loro non sanno più
dove
andare, né a chi rivolgersi per avere una qualche protezione.
Da un punto di vista umanitario, è ormai palese come le perdite
di civili
non possono essere considerate semplicemente come dei "danni
collaterali",
come è stato ritenuto opportuno definirli finora. Nel Kossovo,
i civili
sono divenuti le principali vittime dei combattimenti quando non
sono,
addirittura, l'obbiettivo designato.
La questione fondamentale che occorre affrontare completamente è
la
sicurezza, e quindi il rispetto, della popolazione civile.
Ciò vuol dire che prima di tutto i civili hanno il diritto
di vivere in un
ambiente sicuro e di riappropriarsi delle proprie case in condizioni
di
sicurezza e dignità.
Le autorità della Repubblica Federale di Yugoslavia si sono
impegnate a
facilitare il ritorno dei profughi nei loro paesi ed hanno disposto
una
dozzina di campi in cui gli aiuti saranno distribuiti con il loro
appoggio.
I Governi dei Paesi occidentali, dal canto loro, hanno presentato
in
queste settimane alcune proposte, volte ad incoraggiare il ritorno
delle
popolazioni verso determinate zone del Kossovo. In linea di principio,
tutte le misure atte a migliorare le condizioni di sicurezza e di
far
rinascere la fiducia sono le benvenute. Di fatto, un certo numero
di
persone sarebbe riuscito a ritornare in alcuni villaggi del centro
e della
parte occidentale del Kossovo.
Tuttavia, una importante contraddizione è emersa tra la politica
di
incoraggiamento al ritorno nei luoghi d'origine e la natura stessa
delle
operazioni condotte dalle Forze di Sicurezza nel corso di queste
ultime
settimane. Queste operazioni, infatti, hanno causato ulteriori morti
e
feriti tra i civili, portato alla distruzione di beni privati su
larga
scala e scatenato nuovi fughe di massa. Tutto ciò ha creato
un clima di
paura intensa e generalizzata.
Questi ultimi avvenimenti si aggiungono al tributo, già molto
pesante,
pagato dalla popolazione civile, tra cui va sottolineato l'assassinio
di
una dozzina di civili serbi ed il rapimento di più di un
centinaio di
altri, la cui sorte resta incerta.
La contraddizione esistente tra la politica che si basa
sull'incoraggiamento dei profughi a ritornare nelle proprie case,
ed il
modo in cui tali operazioni sono condotte è illustrata da
alcune pratiche
cui i Delegati del CICR sono stati testimoni sul campo.
Sono state lanciate delle massicce operazioni contro alcuni villaggi
ed
stanziamenti in cui i profughi avevano trovato rifugio.
Queste operazioni hanno avuto le seguenti conseguenze:
- alcuni civili uccisi o feriti, la distruzione massiva di beni
e la fuga
di un gran numero di abitanti o di persone che erano già
profughe. Questa
era la situazione al 10 settembre tra Istnic e Krusevac, dove alcuni
civili
in preda al panico sono stati costretti a rimettersi, di nuovo,
in fuga,
nel momento stesso in cui le autorità prevedevano di aprire
un centro di
soccorso supplementare proprio in quel luogo;
- alcuni civili in fuga si sono ritrovati bloccati in regioni semichiuse
o
in regioni particolarmente esposte. Alcuni di loro hanno subito
nuovi
attacchi: per esempio, alcune persone si sono rifugiate in una gola
nei
pressi di Sdlare hanno subito dei tiri di obice, il 29 agosto.
- il controllo di interi gruppi di popolazione con l'intento dichiarato
di
identificare le persone che avevano partecipato ad alcune operazioni
dirette contro le Forze di Sicurezza; i maltrattamenti e le intimidazioni
durante gli interrogatori; e la circostanza di non rendere noti
alle
famiglie i luoghi di detenzione dei loro familiari. Tutto ciò
si è, ad
esempio, realizzato a Ponorac, il 5 settembre, quando svariate dozzine
di
uomini vi sono stati condotti. I loro familiari non sanno ancora
nulla di
loro;
- le difficoltà per di assicurare l'accesso alle cure mediche
per i feriti
e per i malati negli ospedali del Kossovo.
Ad oggi, migliaia di civili - albanesi, serbi, ed altri- vivono
in un clima
di insicurezza e di estrema paura. Di conseguenza, il CICR dichiara
quanto
segue:
- La responsabilità di garantire la sicurezza ed il rispetto
della
popolazione civile ricade sulle Autorità Serbe, che devono
prendere tutte
le misure possibili per proteggere i civili. Il CICR si appella,
espressamente, alle Autorità Serbe affinché pongano
fine all'uso
sproporzionato della forza, così come agli atti di violenza
specificatamente diretti contro i civili, tra cui, in particolare,
la
distruzione dei loro beni. Il CICR rinnova l'appello che ha lanciato
per
ottenere l'accesso, in conformità alle sue procedure abituali,
a tutte le
persone arrestate in relazione agli avvenimenti nel Kossovo.
- Il CICR esorta i Rappresentanti Politici Albanesi, nonché
l'Esercito di
Liberazione del Kossovo (UCK) a fare tutto ciò che è
in loro potere per
contribuire a mettere fine alle uccisioni, ad intraprendere un serio
dialogo sulla sorte ed il luogo in cui si trovano i Serbi catturati
nel
Kossovo, ed a fornire delle informazioni su questi punti.
- Al di là delle conseguenze umanitarie si pone la questione
del
regolamento politico della crisi. Il CICR è convinto che
la Comunità
Internazionale debba trarre degli insegnamenti dall'esperienza acquisita,
a
questo riguardo, nelle altre regioni dei Balcani. Il CICR ritiene
che sia
cruciale mantenere una distinzione netta tra gli aspetti umanitari
e quelli
politici della crisi.
I deportati non hanno che un desiderio, quello di ritornare nelle
loro
case. Essi dovrebbero avere l'autorizzazione a rientrarvi. Comunque,
finché
non ci saranno tutte le condizioni che lo consentano, dovrebbero
essere
loro prestati dei soccorsi in qualunque luogo si trovino, e l'aiuto
umanitario non dovrebbe limitarsi solo ad alcuni luoghi.
Il CICR è perfettamente cosciente che spetta ad esso utilizzare
tutti i
mezzi a sua disposizione per prendersi cura dei civili, sia nelle
regioni
nascoste che nei loro villaggi, per tentare di ottenere una visita
alle
persone arrestate, per scoprire dove si trovano le persone rapite
e per
assicurarsi se i feriti ed i malati ricevono le cure adeguate. Il
CICR
dispone attualmente di una cinquantina di Collaboratori locali e
di
diciassette provenienti dall'estero che lavorano in condizioni difficili
nel Kossovo. Parimenti, esso ha la responsabilità di mobilitare
le risorse
interne nell'ambito del Movimento Internazionale della Croce Rossa
e
Mezzaluna Rossa.
Il CICR intende proseguire risolutamente i suoi sforzi per instaurare
un
dialogo con le Autorità Yugoslave e la Comunità Albanese
per trovare una
soluzione umanitaria la più possibile adatta alla crisi attuale.
Esso
cercherà di mantenere una stretta coordinazione con le altre
Organizzazioni
Umanitarie presenti sul campo, come lo HCR. Il CICR continuerà
ugualmente a
coordinare la propria attività con la Federazione Internazionale
della
Croce Rossa e Mezzaluna Rossa e la Società Nazionale di Croce
Rossa
Yugoslava, ed a cooperare strettamente con esse.
È ormai necessario che tutti coloro che sono implicati in
questo conflitto
riconoscano e si assumano le proprie responsabilità. Si tratta
di una
condizione imprescindibile se si vuole riuscire ad attenuare l'insicurezza
e la paura generalizzate ed evitare una degradazione potenzialmente
disastrosa della situazione.
Comitato Internazionale della Croce Rossa
15 settembre 1998
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