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Come in tutte le grandi opere umane, probabilmente saranno dimenticati gli eroi più disinteressati ed oscuri, magari vittime dei rischi a cui era esposta l'assistenza sanitaria del tempo: ma la storia della Croce Rossa comincia dal giorno e nel luogo ove il suo fondatore ne sente l'esigenza e ne intuisce l'idea. E questo poté avvenire solamente dopo cessata la furia dei combattimenti, al cospetto delle immani rovine, dopo che sui campi di battaglia si era steso il silenzio e si era fatta urgente la necessità di provvedere alla salvezza dei sopravissuti e poteva prendere vita un sentimento di fraternità universale all’infuori di qualsiasi potere in lotta. Non soltanto i morti divengono fratelli nella pace del sepolcro, ma lo diventano i vivi portanti i segni della sofferenza per il tragico dovere compiuto nei rispettivi eserciti. La prima testimonianza agli occhi del Dunant, avvenne in tutte le chiese di Castiglione all’indomani della battaglia di Solferino: qui il Dunant stesso si trasformò d turista osservatore in soccorritore fattivo, in organizzatore di ulteriori opere di assistenza in luoghi più dotati (Brescia per primo) e sopratutto un ideatore di un nuovo codice morale: il codice della neutralità non soltanto passiva, come semplice astensione dallo sterminio del nemico inerme, ma come garanzia spirituale dellla indipendenza dell’opera umanitaria da ogni ideologia e interesse particolare, con l’aiuto ai prigionieri indipendentemente dalla causa per cui hanno combattuto e sofferto dal territorio in cui sono caduti: aiuto che si estenderà poi ai civili dei territori occupati e alla ricerca dei dispersi e dei deportati e perfino ai colpevoli di atti contrari al diritto delle genti, e che potrebbero sembrare indegni dell’ideale che essi hanno violato. L'opera del Dunant in Castiglione delle Stiviere si riassume dunque nell'esempio e nell'incitamento alla carità indiscriminata ed in quelle riflessioni sulla necessità della preventiva organizzazione internazionale di cui egli darà, quattro anni dopo, esplicita testimonianza nel suo famoso libro a ricordo della battaglia di Solferino. Perché abbiamo raccontato, egli scrive, tante scene di dolore e di desolazione e ci siamo diffusi nella descrizione di fatti pietosi dipingendoli in maniera troppo minuziosa? Non ci sarebbe il mezzo, durante i periodi di pace e di tranquillità di costituire società di volontari, devoti e ben qualificati per il compito di assicurare la cura dei feriti in tempo di guerra? queste società si troverebbero bene organizzate di fronte alla guerra e dovrebbero ottenere non soltanto la benevolenza delle autorità del paese in cui sono nate, ma sollecitare permessi e facilitazioni dai sovrani belligeranti per condurre a buon fine la loro opera. Se al tempo della battaglia di Solferino fosse esistita una società internazionale del soccorso, se infermieri volontari si fossero trovati a Castiglione il 24 il 25 e il 26 giugno, essi avrebbero potuto fare un bene inapprezzabile. Indubbiamente uguale opera di bene si sarebbe potuta compiere in tutte le località in cui furono portati gli infermi, ed ancor meglio nelle vicine città dotate di più vaste sedi ospedaliere e di più numeroso personale, ma Castiglione delle Stiviere fu la località dell'affluenza immediata più numerosa: soldati di tutte le nazionalità e numerosi generali tra cui Carlo Auger, ma soprattutto la località di temporanea residenza del Dunant che, dallo spettacolo offerto dalla cittadinanza Castiglionese trasse le necessarie deduzioni che lo portarono ai progetti organizzativi, sfociati poi nella nota convenzione internazionale, primo passo per una progressiva creazione di istituzioni diffuse in ogni Stato del mondo civile.Giustamente quindi l'iscrizione inaugurata il 25 giugno 1949 dalle rappresentanze italiana e internazionale afferma che dall'opera soccorritrice del Dunant, stimolata pur sempre dallo slancio benefico del popolo Castiglionese, é nata l'opera universale della Croce Rossa. |
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