.....Benché ogni casa si fosse trasformata in una infermeria e malgrado che ogni famiglia avesse tanto da fare per curare gli ufficiali ospitati, la domenica mattina sono riuscito a riunire un certo numero di donne che fecero del loro meglio per soccorrere i feriti, non si trattava di amputazioni né di altre operazioni chirurgiche, ma bisognava assicurare il vitto e soprattutto soddisfare la sete di gente che moriva di stenti e di privazioni: bisognava poi pensare alle loro piaghe, alle loro ferite, e lavare dei corpi sanguinanti, coperti di fango, di vermi, e bisognava fare tutto ciò in mezzo a esalazioni fetide e nauseabonde, attraverso lamenti e urla di dolore, in una atmosfera bruciante e corrotta. Ben presto si formò un nucleo di volontarie, e le donne lombarde si appressarono a coloro che gridavano più forte senza essere sempre quelli di cui si doveva temere di più, cercai di organizzare, il meglio possibile, i soccorsi in quei quartieri che sembravano essere i più sprovvisti, e adattai particolarmente una delle Chiese di Castiglione, situata in una altitudine a sinistra venendo da Brescia. e chiamata. se non erro, Chiesa Maggiore. Vi sono raccolti quasi 500 soldati e ve ne sono almeno altri cento stesi sulla paglia davanti alla Chiesa e sotto tende appositamente tese per preservarli dal sole, le donne che sono entrate nell'interno, passando, da uno all'altro, con anfore e secchi pieni d'acqua limpida che serve a placare la sete, a umettare le ferite. Alcune di queste infermiere sono belle e graziose ragazze: la loro bellezza, la loro bontà piena di lagrime e di compassione le loro cure attente e premurose sollevano un po' il coraggio e il morale dei malati. Giovinetti del luogo vanno e vengono dalle case alle fontane più vicine con secchi, bidoni e recipienti più svariati. |