Enzo Boletti fondatore del Museo

E’ 25/11/54 Arrivo di Boletti alla stazione ferroviaria di Brescia stato l’ultimo prigioniero di guerra italiano. Per lui il secondo conflitto mondiale è finito solo il 25 novembre 1954 ovvero quattordici anni dopo che cominciò, partendo volontario da Brescia arruolato come alpino. La storia di Boletti è incredibile: catturato l’8 settembre 1943, fa in tempo ad assaggiare sia il lager tedesco che il gulag sovietico, con un intermezzo nell’esercito partigiano polacco. Poi diventa il deportato italiano più a nord e quindi patisce le carceri di massima sicurezza di Stalin. Boletti, che nel frattempo diventa ufficiale di collegamento tra l’esercito polacco e lo Stato Maggiore russo, è l’unico a conoscere l’identità di tanti informatori infiltrati fra i nazisti e rinuncia a tornare a casa per salvare la loro vita. Una scelta che pagherà cara: un giorno infatti vengono a prenderlo i russi, che dopo varie soste lo destinano alla Lubianka. Nell’estate del ‘48 partecipa alla rivolta dei prigionieri che coinvolge migliaia di deportati e viene domata con i cannoni e gli aerei. Boletti si salva fingendosi morto. Alla fine del 1950 riesce persino a far giungere a casa una cartolina in tedesco, tramite l’Agenzia Centrale delle Ricerche del Comitato internazionale della Croce Rossa di Ginevra, la prima dopo molti anni. 25/11/54 Brescia Boletti Enzo con la madre Aurora E’ la sua salvezza, perché avuta prova della sua esistenza, il Governo italiano ottiene il trasferimento dell’alpino in Ucraina. Qui incontra gli ultimi prigionieri della ritirata di Russia. Qui per aver rivendicato i diritti da prigioniero di guerra con uno sciopero della fame, dopo appena 40 giorni subisce un nuovo trasferimento. Questa volta finisce negli Urali, ancora per tre anni e mezzo in segregazione dura in una delle cinque prigioni per “sepolti vivi” dell’URSS. Alla morte di Stalin molti dei suoi compagni vengono finiti sul posto, mentre lui è più fortunato e viene spedito in Siberia orientale. Non è più carcerato ma per sopravvivere dovrebbe lavorare e invece è una larva. Lo aiuta la gente del luogo, si riprende e riesce mediante una stazione radio a ricevere notizie da un mondo che ormai reputa perso. La sua odissea invece sta per concludersi: nel novembre del 1954 gli chiedono: ”Vuoi tornare a casa?” Cartolina che Boletti spedì tramite l'Agenzia Centrale delle Ricerchei Boletti non si fa illusioni. Invece è vero e dopo 13 giorni di viaggio è a Brescia il 25 novembre, accolto trionfalmente. Ha 35 anni e non rivede l’Italia da 11: davvero un sopravvissuto. Divenuto Sindaco di Castiglione, cittadina dove i soldati feriti nella battaglia di Solferino vengono curati, nel 1959 si adopera e inaugura il Museo internazionale della Croce Rossa in occasione del centenario della battaglia di Solferino e della nascita dell’idea del Movimento di Croce Rossa. E dopo 38 anni dall’apertura del Museo, il 25 novembre 1997 il Movimento internazionale di Croce Rossa assegna la più alta onorificenza a Enzo Boletti, la medaglia di Henry Dunant. Le medaglie di Henry Dunant vengono assegnate a riconoscimento e quale ricompensa a persone che hanno devoluto la loro vita alla causa del Movimento. La medaglia è stata consegnata ai figli del sig. Boletti, 25/6/1959 Inaugurazione del Museo - Da sinistra: Boletti, Donna Carla Gronchi Presidente Comitato Nazionale Femminile. Seconda fila: Gen. Ferri Presidente CRI Nicola e Maddalena, dalla Regina Sofia di Spagna, ed il certificato dalla Principessa Margriet d’Olanda, Presidente dell’attuale Commissione Permanente di Croce Rossa e mezza Luna Rossa. La cerimonia si è svolta a Siviglia, in Spagna, all’apertura del Consiglio dei delegati composto da 175 Società di Croce Rossa e Mezza Luna Rossa. La particolarità di questa assegnazione è che di solito la medaglia viene assegnata postuma. Il Cavalier Boletti ha l’onore quindi non solo di essere il primo italiano a ricevere questa onorificenza, ma a poter gioire di questo premio. Grande onore e grande rispetto a questa persona che durante il percorso della propria vita, lottando, ha saputo diffondere sentimenti di grande umanità nel rispetto della dignità umana. Le attuali condizioni di salute di Enzo Boletti non gli consentono di rilasciare interviste. Vogliamo quindi ricordare le parole che pronunciò nel 1994, nel corso della Terza giornata del diritto umanitario internazionale. Ricordando la sua esperienza vissuta come prigioniero dei lager nazisti e dei gulag sovietici, Boletti diceva: ”Il destino ha voluto che sopravvivessi a quegli orrori, fra parentesi anche grazie all’organizzazione della Croce Rossa, ed ho ripreso la vita con una nuova coscienza dei suoi valori ed una più chiara visione delle cose del mondo. Mi sono anche reso conto, come già affermato da Henry Dunant nel suo Avvenire di sangue, che la violenza fa parte della natura dell’uomo e che sulla terra divamperanno sempre i conflitti generati dall’egoismo dei popoli. Medaglia Henry Dunant  Dipende comunque dalla volontà degli uomini creare un futuro migliore attraverso la misericordia di una giustizia uguale per tutti; ma non bastano per questo le convenzioni internazionali fondate sulla difesa di reciproci interessi costantemente violati poi dalla prepotenza dei più forti; non la dispendiosa ricerca di equilibri armati che sono premesse a più terribili disastri, né l’esaltazione di ideologie che confondono la mente, ma è necessario l’impegno costante di ogni singolo individuo al rispetto dei diritti sociali di tutti nella solidarietà verso i più deboli, nella fermezza contro i soprusi degli egoisti e soprattutto nella fede di quei valori che sono il senso della vita dell’uomo. Il volontariato di oggi è simbolo di tutto questo e certezza del domani.” Ecco la motivazione che è stata comunicata nel corso della cerimonia: ”Ufficiale dell’  armata italiana Enzo Boletti viene fatto prigioniero durante la seconda guerra mondiale ed è detenuto in URSS dal 1943 al 1954. Viene rimpatriato in Italia grazie ad un messaggio familiare trasmesso dall’Agenzia Centrale di Ricerche del Comitato Internazionale di Croce Rossa. Malgrado dieci anni di prigionia e di innumerevoli sofferenze, ha sempre mantenuto la fiducia nell’essere umano.  5/4/1997 - Medaglia d'oro al merito della CRI. Consegna il Commissario Straordinario Maria Pia Garavaglia. Da sinistra Ines Marini Boletti ( moglie), al centro Boletti. Convinto dell’importanza della dignità umana, decide di consacrare la sua vita alla diffusione dell’idea, della storia e dell’azione della Croce Rossa. In qualità di primo cittadino di Castiglione delle Stiviere, villaggio che aveva accolto i soldati feriti della battaglia di Solferino, organizza e fonda nel 1959, centenario della nascita dell’idea della Croce Rossa, il Museo Internazionale di Croce Rossa, unitamente ad un comitato locale di Croce Rossa. Lavora senza sosta allo sviluppo del Museo e ne diviene Presidente. Fa costruire un monumento a Solferino sul quale vengono iscritti i nomi di tutte le Società nazionali create dalla nascita di ciò che noi oggi chiamiamo Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa. Il Sig.Boletti ha saputo commuovere ed appassionare i visitatori del mondo intero venuti a Castiglione, facendo suo il carattere umanitario che ha ispirato la sua opera, dividendolo con entusiasmo contagioso. Tutto il Movimento ha beneficiato della forza delle sue convinzioni, trovando in lui un esempio di determinazione e diligenza. Al fine di rendergli omaggio, i membri della Commissione permanente hanno deciso all’unanimità di assegnare al Sig.Boletti la Medaglia di Henry Dunant, la più alta distinzione del Movimento internazionale della Croce Rossa e della Mezza Luna Rossa

a cura di Mariagrazia Baccolo

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